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La Gatta sul tetto che scottal'essenziale è invisibile agli occhi
..scrivere con la luce
state ascoltando
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sul mio comodino insieme alla crema per le mani
una gatta alle prese con gli stupidi umani
Consiglio Musicale del Mese
sono stata in...
2007
..dove voglio andare
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July 13 un uccellino mi ha detto.......cip!
del resto che altro avrebbe potuto dirmi?
qualche lettore più affezionato ricorderà probabilmente il topo che veniva a far visita la mio ufficio qualche tempo fa, topo della cui fine fui responsabile, temo, avendone denunciato le visite notturne.
questa volta nel mio ufficio, che si sta trasformando piano piano nella fattoria degli animali, è arrivato...un passerotto
l'altro giorno un collega lo ha trovato davanti alla porta di ingresso tornando da pranzo. evidentemente un nidiaceo al primo tentativo fallito di volo...
lo abbiamo portato nella nostra stanza, gli abbiamo dato qualcosa da mangiare (il pane non gli andava molto, mentre i biscotti si...) e da bere (si è fatto un bel bagno) e poi lo abbiamo messo di fronte alla finestra, sperando che sentendo gli altri passeri decidesse a riprovare l'esperienza del volo, magari con maggior successo.
niente da fare.
ci prova e...cade dalla finestra....o meglio plana (sono al primo piano) e si mette a terra a fare cip cip, come a dire ai gatti della zone "venite a vedere quanto sono carino! non so nemmeno volare" e zampetta allegramente su e giù per il cortile...
io lo so che la natura deve fare il suo corso, ma ormai questo piumino ha attraversato la mia strada e non posso non occuparmene.
quindi, con I., la mia compagna di stanza, e con A., il collega che lo ha raccolto, lo abbiamo ripreso e fino a venerdi' ha vissuto ospite nel nostro ufficio...
per limitare..le tracce del suo passaggio gli ho comprato un gabbietta, dove l'ho messo (al sicuro anche da donne delle pulizie e colleghi che non sanno di poterselo trovare sotto ai piedi) quando mi dovevo allontanare la sera.
gli ho comprato del cibo per uccellini, che, dopo un'iniziale diffidenza, ha apprezzato e quando ero in stanza lo lasciavo libero di esplorare l'ambiente.
ogni tanto lo mettevo in qualche posto alto, sperando che riprovasse a volare con maggior successo, ma fino a venerdi' niente, tranne qualche svolazzo tipo gallina.
planava, ma non riusciva proprio nemmeno a saltare da una scrivania all'altra.
sembrava pero' sano, è bello morbido, ha delle belle piume e passava molto tempo a pulirsele (segno che è un animale in salute se ci tiene alla sua igiene personale).
il problema e' sorto venerdi', quando l'alternativa era di lasciarlo due giorni in gabbia in ufficio... no, non me la sono sentita...gia' passare una notte da solo lo intristiva, mentre saltare per la stanza libero lo redeva felice...si arrampicava sulla mia gmba per venire a fare quello che facevo... cosi', dpo un bel pensare e tentare soluzioni altenative, decido di portarlo a casa...non mia (per due ovvi motivi organizzo una staffetta con la macchina di un collega (non potevo portarlo in motorino) e lo porto a casa. allestiamo il balcone perche' non caschi di sotto, gli sistemiamo cibo e acqua...si sistema, ma dopo dieci minuti trova un varco e...precipita dal quarto piano!!!! riuscendo per fortuna a planare, cosa che gli riesce devo dire molto bene. ci ritroviamo facilmente (fa cip appena mi sente...) e lo riporto a casa. per lo meno so che sa atterrare, e' nel decollo che abbiamo ancora qualche problema.
inutile dire che il weekend e' stato tutto intorno ai progressi del pennuto e alla sua salute, cosa nella quale soo stati coinvolti anche mia zia e mia cugina in visita a roma e mio fratello con la moglie... il piccolino sembrava stare benissimo, ascoltava gli altri passeri, si stirava le ali...ma di volare verso l'alto proprio non ne voleva sapere. finalmente questa mattina lo troviamo diverso, piu' scontroso (gli altri giorni mi veniva in testa appena mi vedeva), meno disposto alle coccole e attento al mondo che lo circondava...e a un certo punto conquista un punto e...spicca il volo! atterrando sul balcone di sotto (almeno non e' caduto a peso morto), da dove lo cacciano subito per via del gatto di casa. e lui riprende il volo fin a un albero del giardino! l'ho seguito per un bel po', l'ho controllato....sembrava aver capito che cosa doveva fare, era vicino ad altri uccellini come lui che imparavano a volare...e l'ho lasciato, con un po' di apprensione, certo... sono tornata a controllare che non fosse per terra di nuovo o non ci fossero piume sparse... pare di no... spero che per lui sia andata bene, spero che i suo cip sia uno di quelli che sento fuori dalla mia finestra... chissa', forse la nostra e' stata una breve storia del passerotto e...della gatta che gli insegno' a volare.... July 11 J Lo sei tutte noi!lo avevo promesso... e vi lascio nel weekend con un post decisamente frivolo e vacanziero....
per quanto l'estate si sia fatta desiderare quest'anno, ormai ci siamo ufficialmente!
è arrivata la bella stagione e con lei le diete da un mese-3 settimane-2 settimane-7giorni per sgonfiare la pancia e presentarsi in forma alla prova costume.
sono arrivati i consigli per vincere il gran caldo, i flirt estivi, i topless "rubati" dei personaggi più o meno famosi spaparanziato su qualche barca o stesi al sole di una spiaggia alla moda...
ed è arrivata anche lei, jennifer lopez, con il seguito di marito (famoso), figli, accompagnatori e capricci....e...cellulite!!!!
impietose le macchine fotografiche ci presentano J Lo, famosa e invidiatissima un tempo per il suo favoloso lato B, appesantita dalla gravidanza, con una silouhette non proprio definita..insomma...ha la cellulite!
si, la signora jennifer lopez da hollywood ha la cellulite come una sciura maria qualsiasi, come praticamente tutte noi che scriviamo questo blog, che cediamo agli almeno due litri di acqua al giorno, leggero movimento, dieta senza sale, creme e massaggi che speriamo ci donino quella silouhette che solo photoshop sa dare (e la natura a una ragazza che stava al mare la settimana scorsa, ma vabbè...)
e i commenti dei giornalisti sono maligni verso la povera jennifer che non supera quest'anno la temutissima prova costume, ma seraficamente se ne frega e dall'alto della sua vita certamente migliore di quella di tutti noi, dall'alto delle sue passeggiate con dolce e gabbana, si mette il costume e si fa un bel bagno.
alla faccia di tutti.
sono poi gli stessi giornalisti che alla prossima modella anoressica che ci lascerà le penne a 20 anni e 30 chili ci diranno di dire la nostra sul solito forum? saranno gli stessi che parleranno della bellezza autentica delle donne autentiche?
a questo punto non me ne importa nulla se jennifer è arrivata capricciosa come un diva che si rispetti....se ha messo a soqquadro un negozio facendo impazzire le commesse ed è uscita senza comprare nulla...
ha la cellulite, esattamente come me...anzi...pure un bel po' di più...
avrà ben diritto di essere arrabbiata!!!
July 09 provocazioni e provocatori.posso indignarmi dell'indignazione?
posso risentirmi se un gregge di pecore va a belare davanti ad arruffapopolo volgari e sboccati, a comici che si autoproclamano guide morali e spirituali in un paese che definiscono in rovina e allo sbando, mentre propugnano solo odio e violenza e invocano strali infernali di un infermo in cui non credono immaginando pene perverse?
posso chiedere, per cortesia e senza alzare la voce, il rispetto delle Istituzioni?
che per me sono ancora il Presidente della Repubblica e il Papa fra gli altri, si sia o meno d'accordo con loro e con le idee di cui sono portatori?
posso chiedere a codesti imbonitori di piazza di leggere la Costituzione (è corta) prima di censurare di fronte a un uditorio evidentemente della medesima ignoranza, il comportamento di un Capo di Stato che altro non è stato che rispettoso della suddetta Carta?
qualcuno potrebbe stupirsi nello scoprire che la costituzione è stata elaborata da illustri giuristi e non da saltimbanchi e che già all'epoca (1948) era decisamente all'avanguardia, portatrice di principi come l'uguaglianza, in termini ancora oggi molto moderni.
e potrebbe anche scoprire che non solo certi comici non l'hanno scritta la costituzione, ma non l'hanno nemmeno letta.
posso dire che non mi piace un ministro delle pari opportunità che fino a ieri faceva la soubrette, ma questo non autorizza nessuno, tantomeno una donna, a insultarla in maniera così volgare?
già, anche perchè vorrei chiedere a tutti questi che si scandalizzano di questo ministro, che si indignano per le sue posizioni sul gay pride, dove stavano quando tutti gli altri ministri per le pari opportunità, magari più presentabili in un consesso istituzionale, lasciavano che gli stipendi delle donne fossero più bassi, non facevano niente e tutela della maternità, a promozione del telelavoro, degli asili nido aziendali, della promozione di una cultura (parola che alla gente piace solo quando non indica niente) che renda la maternità un valore per la società, invece di un divertimento, un dispetto, una vacanza che la lavoratrice fannullona si prende dal lavoro (che poi chiedetelo alle mamme quanto si riposino a casa con i bambini....io non ho figli, ma vedo le mie amiche e....per molte cose non le invidio proprio!), tanto da dover essere punita al suo rientro al lavoro....ma sto divagando....
viene facile indignarsi contro una ragazzotta piacente che ha fatto carriera per la sua faccia prima che per i suoi meriti, contro un uomo di fede (che si condivida o no la sua fede, merita comunque rispetto come lo merita ogni pensiero di ogni uomo libero) che parla di doveri, scomodi per una società che invece ritiene che tutto sia diritto, che tutto sia dovuto, o contro un capo di stato che segue le regole e cerca di mantenere con professionalità il proprio ruolo super partes.
proviamo a immaginare se le parole che sono uscite ieri da certe bocche fossero uscite da altre bocche, di parte avversa....oggi saremmo qui a urlare allo scandalo, alla dittatura e chissà a che altro.
sentendo queste cose, e proprio perchè siamo in democrazia (che è una cosa bellissima, perchè permette ea tutti di dire quello che vogliono) a me viene spontaneo prendere le difese dell'improbabile ministro e la cosa mi suona strana.
così come, pur trovando fastidioso l'atteggiamento da simpatico guascone del presidente del consiglio mi sembra assurdo che si tenti di opporsi alla sua politica a slogan e parolacce.
e mi viene un terribile dubbio.....
possibile che non ci siano alternative, in termini di idee intendo? possibile che l'unica cosa che si possa dire al governo in carica è che è guidato da un ladro nano?
tutta questa pagliacciata sapete che cosa mi fa venire in mente?
una di quelle belle trasmissioni come amici, o come uomini e donne, dove la gente si accapiglia su questioni del nulla, sul vuoto cosmico come se ne andasse dei destini della terra, oppure una di quelle sane liti che si vedono al grande fratello dopo il pomeriggio di gavettoni e gara di rutti, o all'isola dei famosi mentre i naufraghi discutono sulle loro funzioni corporali.
per alcune persone ormai in là con gli anni temo sia troppo tardi sperare in una deriva civile, ma - e sarò demodè, sarò fuori dal tempo - credo che per le nuove generazioni dei corsi di buone maniere sarebbero decisamente utili....
e ora fuoco alel polveri!
prometto in futuro interventi più leggeri e di tono decisamente più vacanziero.
ne ho già in mente uno sulla cellulite di jennifer lopez.....
July 07 bentornata ingridè già un po' che volevo scrivere qualche parola sulla liberazione di ingrid betancourt, su questa donna che è stata prigioniera nella giungla per oltre sei anni, senza alcuna speranza di essere mai liberata, insieme a nemici.
dal primo momento in cui (ero in macchina) ho sentito che era stata liberata e mi è letteralmente venuta la pelle d'oca.
mi aveva colpito la sua ultima immagina da prigioniera.
l'aria triste, stanca, dimessa, la testa china, i capelli lunghissimi, le gambe incrociate, lo sguardo basso che non incrociava mai l'occhio della telecamera, che non guardava verso i suoi sequestratori e verso quel pubblico che avrebbe visto quei trenta secondi per mesi e mesi. non guardava verso la sua famiglia, che la avrebbe rivista lì per la prima volta dopo tanto tempo.
come se non volesse farsi vedere.
mi ero chiesta spesso come dovesse sopravvivere, come potesse sopravvivere una persona cui vengono tolte libertà e dignità in qeusto modo, come riuscisse ad andare avanti, quali speranze potesse avere, quali pensieri, come trascorresse le sue giornate.
mi aspettavo di vederla spaventata, spaesata alla sua liberazione, felice certo, ma con negli occhi ancora la paura di quei sei anni di prigionia, mi aspettavo di vedere una donna spaventata, incattivita, indurita.
e invece alla sua liberazione era sorridente, era ancora combattiva e indomita e ha detto di essere sopravvissuta per rivedere i figli, che probabilmente per lei saranno stati uno dei pochi motivi per non cedere, per tenere duro. aspettare per rivederli l'ha tenuta viva e l'ha aiutata a non impazzire per sei anni e mezzo di prigionia, sei anni e mezzo nascosti nella foresta, sei anni e mezzo senza libertà, pronta a passarne almeno altri quattro così, come ha detto di aver pensato.
ingrid betancourt mi ha dato l'idea di uno dei personaggi dei romanzi della allende, quelle donne sudamericane forti, affascinanti e femminili (alla liberazione aveva un gilet mimetico e i lunghi capelli raccolti in una treccia stretta tenuta ferma da un elastico con un fiore).
sorrideva ingrid nelle prime immagini che abbiamo visto di lei libera, una donna forte, di grande fede, sorrideva e stringeva una specie di rosario artigianale arrotolato intorno al polso.
sorrideva e parlava con calma, con la voce ferma. ringraziava chi non l'ha abbandonata, chi ha lottato per la sua liberazione, ha ringraziato Dio per averl dato fede e forza per affrontare questa incredibile prova.
ha perso gli ultimi sei anni di vita dei suoi figli, li ha lasciati bambini che quasi poteva prendere in braccio e li ritrova adulti, grandi, belli. e non smette di dirgli quanto sono belli.
forti come lei, che stringono le mani della loro mamma, ma ricordano al mondo che ci sono altre famiglie per le quali l'incubo non è finito e che gli altri prigionieir, forse meno eccellenti, non vanno dimenticati.
non riesco a smettere di pensare a quel suo sorriso a quel suo non voler per il momento penasre ai sei orribili anni passati, liquidati con i giornalisti morbosi con un "ci trattavano come cani", al suo racconto della liberazione: quando ha capito di essere libera, quando ha capito che le parti si erano invertite e che ora i suoi carcerieri erano diventati prigionieri, quando ha visto in manette i suoi sequestratori non ha gioito, non ha provato un senso liberatorio di vendetta.
non so come si possa trovare questa forza dopo tanta sofferenza, non so se si debbano avere capacità eccezionali o se la situazione è in grado di rendere ognuno così forte, solo che lo voglia davvero.
non riesco a immaginare adesso la sua vita, fatta di riscoperta di tutto quello cui aveva dovuto rinunciare per tutti questi anni, di rinnovata speranza, di desiderio di lottare ancora.
non riesco a immaginare quanto grande sia la sua felicità, la sua curiosità di sapere tutto dei suoi figli, tutti questi anni, di rimettersi in pari con il mondo.
dopo tutta questa esposiozne mediatica avrà bisogno di riposo, di capire, ancora una volta, che cosa le è successo. e di realizzare che questa volta le è successa una cosa bellissima.
le è stata regalata di nuovo la vita.
guardo le sue immagini e il suo sorriso infinito e sono orgogliosa dela grandezza di questa Donna, che tutto l'orrore degli uomini non è riuscito a distruggere.
June 30 madagascar parte IV - avventure nell'oceano indianoè ora di finire i racconti malgasci, anche se le esperienze più intense le abbiamo vissute a tanà, quindi la parte finale del viaggio è stata, se volete, banale.
dopotutto, trattandosi per noi di una vacanza, il soggiorno malgascio si è concluso...al mare.
abbiamo infatti trascorso qualche giorno a nosy be, un'isola al nord dell'isola principale, sull'oceano indiano,
appena atterrati è già cambiato il clima. dal fresco piacevole di tanà al caldo umido di quelle latitudini.
nosy be ha confermato la mia idea che il madagascar è un'isola fuori posto, perchè tutto sembra fuorchè africa.
mi ricordava piuttosto la thailandia, l'india, con il clima afoso, l'umidità a percentuali altissime, le pioggie violente e improvvise che sembrano voler sradicare ogni albero e spazzar via ogni edificio, ma che, rapide come sono arrivate, se ne vanno, lasciando il cielo azzurro, l'umidità ancor più alta e un odore di terra bagnata.
e poi una vegetazione rigogliosa, a causa proprio degli acquazzoni frequenti e abbondanti, ricca. un paesaggio che sembra quello di jurassic park, con piante altissime dalle foglie grandi come un letto a due piazze (non è un'esagerazione).
non riuscendo ovviamente a rimanere troppo a lungo nello stesso posto (anche se l'albergo era bellissimo, tranquillo, con la spiaggia davanti alla camera e un'atmosfera che invitava all'ozio più totale), non ci siamo fatti mancare un paio di piccole esplorazioni.
una verso un'isola dal mare verde e dalla sabbia bianca per fare un po' di snorkeling, l'altra verso una riserva naturale.
sotto una pioggia torrenziale, in una macchina taxi guidata da un signore accompagnato dal figlio, scendiamo per una strada che sembrava un fiume di fango, incerti se la strada (...strada forse è una parola grossa) portasse effettivamente da qualche parte.
arriviamo a un villaggio piccolissimo, le strade di fango, gli immancabili bambini che ci accolgono e cominciano a girarci intorno, incuriositi da noi e speranzosi di ottenere qualche cosa.
è mattina abbastanza presto e alcune barche stanno tornando dalla pesca.
le donne entrano nell'acqua melmosa sollevandosi il vestito fino alel ginocchia per andare a comprare uno o due pesci per il pranzo, mentre i pescatori sistemano le reti.
per raggiungere la riserva naturale dall'altra parte della costa, prendiamo una piroga tradizionale, di quelle di legno a un solo scafo.
ci danno un remo per uno e cominciamo a pagaiare per tre quarti d'ora per arrivare all'altro villaggio.
fra boa, camaleonti, ragni e rane velenosi e lemuri addormentati, ci siamo imbattuti in una enorme pianta dalle foglie succulente, alta ben oltre i due metri, la cui particolarità è di incamerare nelle foglie una grande quantità di acqua che assorbe dal terreno e depura. un'acqua fresca e pulita che si può bere, da qui il soprannome di albero del viaggiatore, che, incidendo le sue foglie, può trovare acqua per dissetarsi.
anche il soggiorno a nosy be, che è un madagascar diverso, decisamente più turistico, ci ha lasciato comunque un'impressione favorevole di questo luogo e della sua gente, sorridente, gentile, disponibile.
gente povera senza dubbio, ma desiderosa di darsi da fare, di lavorare, gente felice di vedere che il loro paese ci paiceva e ci interessava.
gente desiderosa di raccontarsi e curiosa di starci ad ascoltare. gente disponibile a scambiare esperienze e cultura.
ci siamo riportati quindi un gran bel carico da questa isola.
insieme agli immancabili oggetti di quella che ormai è una casa bazar, abbiamo portato con noi occhi nuovi per vedere il nostro mondo, parametri nuovi per giudicare la nostra vita e i nostri desideri.
e la speranza che tutto questo non venga lavato via troppo presto, spazzato via dal logorio spesso inutile della nostra vita moderna.
forse questa volta più delle altre, perchè questa volta c'era un coinvolgimento più profondo, c'era un legame, quello con frederic e con i sacerdoti di Anatihazo, che esiteva prima e che continuerà ancora, più forte di prima.
l'altro giorno in una mail don luciano ha chiesto se il madagascar aveva seminato del bene nei nostri cuori.
io spero proprio di si....
June 03 madagascar - intermezzonoto che spesso nei miei racconti di viaggio mi ritrovo a un punto in cui ho bisogno di uno spazio di intermezzo, di una zona franca dagli avvenimenti, dalla cronaca dei fatti, dal racconto degli episodi.
mi accorgo che ho facilità di trovare un prologo, ho facilità (troppa...) a scrivere e descrivere, mentre non riesco mai trarre delle conclusioni.
i miei sono sempre racconti aperti, che non hanno una fine, una morale.
ma hanno sempre almeno un intermezzo.
quello in madagascar è stato un viaggio temporalmente breve, dicevo all'inizio di queste cronache, ma ugualmente denso di fatti, di cose viste, di cose da meditare.
la prima cosa che salta agli occhi, soprattutto a tanà, usciti fuori dai muri protettivi degli alberghi e dei posti per turisti, è la povertà e con essa l'insicurezza che immediatamente proviamo, la diffidenza verso chi ha meno di noi, quella che ci fa stare sul chi vive, quella che ci fa uscire con pochi valori addosso, guardandoci intorno, pronti a difenderci da nemici visibili e invisibili, probabili e improbabili.
è così facile cadere nel banale quando ci si trova di fronte alla povertà vera, a quella che non ha da mangiare, non alla nostra, fatta di sacrifici magari, ma di comodità scontate che per alcuni sono un lusso.
è facile farsi trasportare da emozioni a buon mercato, da rivendere al ritorno al nostro uditorio, è facile raccontare la commozione di fronte allo sguardo del bambino, la tenerezza del suo sorriso e al tempo stesso compiacersi della propria presunta generosità, del proprio essere stato bravo, dell'aver lasciato qualcosa, affrettandosi però ad aggiungere di aver ricevuto qualcosa di più...
e poi tutti questi buoni sentimenti vengono lavati via con le prime lavatrici al ritorno del viaggio, con la prima mail in ufficio, con la prima riunione o il primo automobilista che ci taglia la strada.
credo che molti di noi, facendo del bene, si sentano migliori, più meritevoli, che ci sia molto autocompiacimento in quello che facciamo. che ci piaccia "sentirci buoni" e sentirci dire che siamo buoni e caritatevoli.
il che ci dà poi l'alibi per fare nella nostra vita un po' quel che vogliamo, come se far del bene con fosse un modus vivendi, ma una specie di salvacondotto da esibire alla bisogna. magari si fa beneficienza ai poveri africani lontani, e poi se un amico, un collega, un vicino ha bisogno, preferiamo andare a prendere l'aperitivo con gente divertente che stare ad ascoltare i suoi guai. parlando con i sacerdoti della scuola era difficile nascondere la nostra ammirazione per il loro lavoro, che non è solo un lavoro di solidarietà, ma è un vero e proprio lavoro di amore.
si capiva dal loro approccio, così diverso dal nostro, che per prima cosa pensiamo al materiale, al soldo, al quello che posso dare/fare. noi, che ci poniamo immediamente da una parta diversa, più alta.
gli zii d'america, i benefattori.
il loro è invece è diverso, paritario.
e mentre noi parliamo del loro lavoro come fantastico, eccezionale, loro ci guardano un po' stupiti...perchè non sentono di fare niente di sovrumano, ma si ha la sensazione che pensino "è il nostro lavoro, un lavoro come un altro. non esiste un'altra maniera di farlo".
mentre frederic ci guardava con occhi enormi e spaventati, cercando conforto in don luciano e don adriano che conosceva, mentre noi lo aggredivamo di foto e di regali che forse era stato più utile a noi portare che a lui ricevere, non potevo non pensare a come alla fine ci sia nel nostro porci sempre un briciolo di presunzione di troppo, ci sia sempre un senso di superiorità che stona.
cose che poi copriamo con veli colorati di ho ricevuto più di quanto ho dato, di non hai idea del suo volto che si illuminava, dovresti vedere il loro sorriso.
come se noi fossimo dispensatori di gioia, come se infondessimo felicità con la nostra sola presenza, sia pure da lontano, anzi, meglio se dal più lontano possibile.
ma che cosa resta dopo il momento, l'attimo nel quale diamo una caramella, un regalo?
a loro dico, non a noi che ce ne andiamo felici della nostra buona azione di giovani marmotte, del nostro ricordo di felicità dispensata a piene mani e ben poco caro prezzo?
don luciano ci raccontava come lì tanta beneficienza gli arrivi...dai poveri...perchè sono loro che sanno che cosa significa aver bisogno e che cosa significa avere qualcuno su cui contare.
e anche i responsabili italiani della onlus ci hanno detto che moltissimi bambini sono adottati a distanza da anziani pensionati, che magari chiamano "scusate, posso pagare il mese prossimo? ho dovuto riparare il frigo" e non vogliono sentir ragioni, vogliono contribuire con tutta la loro quota, senza sconti.
perchè forse sanno che cosa significa essere soli e al tempo stesso sanno bene quanto conti l'aiuto di qualcuno, perchè forse sapere che qualcuno prega per loro, anche lontano, è un aiuto e un conforto enorme.
certo, è sempre meglio far del bene e vantarsene che non farne affatto adducendo scuse di ogni tipo che vanno dal "fossi sicuro di dove vanno" (informati...ci sono mille modi e mille associazioni...possibile che non ci si fidi nemmeno di una?) al "servisse a cambiare le cose!" (niente cambia niente, ma diminuire le difficoltà di qualcuno è sempre meglio che non farlo), passando per tutta una gamma di ragioni, che sarebbe meglio sostituire con un bel "non mi va e della mia roba faccio quel che voglio" che sarebbe più onesto.
ma ogni volta mi torna in mente l'evangelico "quando fai il bene, non sappia la tua mano destra ciò che fa la sinistra".
ma ogni volta ho sempre l'angosciante sensazione di non fare abbastanza, pur sapendo che se anche dedicassi la mia intera vita non sarebbe comunque l'abbastanza che cerco.
ogni volta che mi ritrovo faccia a faccia con quella che avrei potuto essere io, in una capanna senza finestre nè aria climatizzata, con quattro o cinque figli scalzi ai quali non so che dare da mangiare, e con ben altri problemi che non il traffico sul raccordo, ogni volta in cui mi trovo - dicevo - di fronte a un altro dei mondi possibili mi prende un grande senso di sconforto e frustrazione.
perchè so che tutto quello che vedo, che mi colpisce, che mi fa pensare, riflettere, che mi rattrista o mi rallegra, finirà per scorre via nella quotidianità, nei ricordi, nei problemi di lavoro, nelle telefonate da fare, nelle persone da vedere, negli impegni presi.
nella mia vita, insomma, che scorre, che continua a scorrere, come un fiume, portando con se' i ricordi e rendendoli sfumati, impalpabili, vaghi e lontani.
e non basteranno tutte le fotografie che ho scattato a ridar loro la realtà e la consistenza di quell'altro mondo, per me solo possibile, per altri davvero reale.
[segue]
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