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    October 01

    si chiude una porta....

    sto cominciando ad averne abbastanza.
     
    si, sto cominciando a non poterne più.
    basta.
     
    non ne posso più dei social network, delle comunità virtuali, di un mondo irreale che dovrebbe essere specchio di quello reale e che spero invece sia tutt'altra cosa.
    sono stanca dei continui aggiornamenti, dei fatti altrui e miei in onda nella blogosfera.
    sono stufa anche della parola blogosfera, di quella altrettando orribile di cybermondo.
     
    insomma, mi sto stancando del mondo virtuale, che promette di avere tutte le risposte e invece non fa altro che toglierti il tempo per farti le domande.
     
    e la cosa ridicola è che questa mia stanchezza  la sto scrivendo...su un blog.
    insomma, mentre mi scaglio contro questo mondo, il primo pensiero è quello di utilizzarlo per gridare al mondo che mi sono stancata di lui...
    curioso...
    come pretendete che io non sia confusa di questo atteggiamento decisamente ambivalente?
     
    mi lamento per tutte queste finestre socchiuse sul mio mondo e su quello degli altri, proprio io che le mie le ho spalancate, proprio io che vado a grandi passi verso il mio quarto anno da blogger.
    proprio io, che grazie a questo blog ho potuto dar corpo a una delle mie più grandi passioni, la scrittura.
    ma ultimamente sono un po' in crisi.
    sono in crisi da iper informazione, sono perplessa perchè so che cosa stanno facendo in questo momento non so quante mai persone....ma fino a pochi mesi fa lo ignoravo e vivevo lo stesso.
    sono confusa perchè i miei amici più cari sono proprio quelli che sul mio blog non ci vanno mai (o se ci vanno non mi commentano), che non hanno un blog, che magari nemmeno sono su facebook, quelli che mi chiedono "come stai", che mi scrivono o mi telefonano per saperlo, con i quali cerco di organizzare una serata o anche un aperitivo, incastrando le nostre vite confuse e piene di impegni.
    o che magari facebook ce l'hanno, ma gli interessa qualcosa di più di me rispetto alla riga del "che cosa stai facendo", con i quali riesco a fare una conversazione, che ascolto e che mi ascoltano.
     
    non sto demonizzando internet (perchè parlarne male è il tabù del XXI secolo...internet e le nuove tecnologie sono solo bene assoluto e supremo. hono soit qui mal y pense! peste mi colga se non ne tesso le lodi incondizionate) e lo so che attraverso i blog e compagnia ho conosciuto persone interessanti, sto solo dicendo che forse sono alla deriva in questo mare di legami, che forse sono rimasta invischiata in queste reti di contatti.
     
    forse sto solo dicendo che ho bisogno di chiudere la porta per un po', accostare le finestre, tirare le tende.
     
    e restare in silenzio.
     
    Gatto
     
     
    p.s. e ora vado a scriverlo anche su facebook...Animoticon
    September 23

    festival della letteratura di viaggio

    dal 25 al 28 settembre si terrà a roma, nella cornice di villa celimontana, il primo festival della letteratura di viaggio.
    quattro giorni, tanti temi tutti intorno al viaggio, dal racconto, all'imamgine, passando per la musica e le immagini del cinema.
    insomma, tutti i modi per vivere e raccontare un viaggio.
     
    la giornata di sabato 27, coordinata da marina misiti, ideatrice e blooger di donneconlavaligia sarà dedicata al racconto al femminile, una dimensione quindi particolare di viaggio, una categoria a se stante all'interno delle altre categorie.
     
    come è facile immaginare mi sono spesso interrogata sulla dimensione femminile del viaggio, chiedendomi se ci sia un approccio diverso fra un uomo e una donna nell'affrontare lo stesso viaggio, se ci siano motivazioni e spinte differenti a seconda se si sia uomini e donne.
     
    la risposta politically correct sarebbe no, che il viaggio, come qualunque esperienza umana, è fatto da persone, a prescindere dal loro sesso.
    agitando un ditino ammonitore contro chiunque osi afefrmare il contrario.
    ma ho già detto molto volte di non essere politically correct, e ho altresì ribadito che ritengo che fra uomini e donne qualche differenza ci sia e, lasciatemelo ripetere, vive la difference!Animoticon
     
    e per questo penso che anche nel viaggio ci sia una prospettiva diversa a seconda del sesso.
     
    gli uomini, a ben vedere, hanno sempre viaggiato, mentre le donne restavano a casa con i figli.
    gli uomini hanno viaggiato per il mondo alla ricerca di nuovi mercati, per vendere o comprare merci, oppure hanno viaggiato per conquistare territori lontani.
    le donne no.
    quelle che viaggiavano "per conto proprio" erano quelle che venivano date in mogli a suggello di qualche alleanza politica.
     
    il viaggio quindi, la scoperta fine a se stessa di un luogo, è quindi per le donne una conquista relativamente recente.
    la molla del viaggio per le donne, e parlo delle pioniere, delle prime avventuriere con i calzoni a sbuffo, le viaggiatrici romantiche del millennio appena finito, era quindi la curiosità, il desiderio di vedere mondi lontani fino ad allora solo letti nei libri nei lunghi pomeriggi d'inverno.
    non era ild esiderio di conquistare qualcosa, nè quello di imporsi.
    era semplicemente il desiderio di vedere, conoscere, sapere.
    lontano da una società che certo non favoriva la sete di conoscenza delle donne, che anzi cercava in qualche modo di soffocarla.
    ma la curiosità, si sa, è femmina....e non avrebbero potuto fermarci ancora a lungo.
     
    oggi viaggiare per tutte noiè più facile, ma al tempo stesso più difficile.
    facile, perchè abbiamo indipendenza economica, perchè i prezzi per voli intercontinentali non sono più solo roba da ricchi, difficile perchè il mondo per una donna da sola è sempre più pericoloso e ostile, perchè ci sono spesso ostacoli culturali a una donna da sola, e perchè, senza ancora una volta volersi nascondere dietro a parole prive di senso pratico, una donna è sola è - sempre e comunque - un bersaglio fin troppo facile per chi sia armato delle peggiori intenzioni.
     
    per questo ritengo che la dimensione del viaggio sia diversa dal punto di vista di una donna, per questo ritengo che lo stesso posto sia percepito diversamente a seconda che lo viva un uomo o una donna.
    da donna e viaggiatrice ho notato spesso di essere io oggetto di maggiore attenzione da parte delle altre donne di paesi e culture lontane, molto di più di quanto non acacdesse fra uomini.
    le donne, da che mondo è mondo e a qualsiasi latitudine, si guardano fra di loro, guardano i capelli, i vestiti, sono curiose di sapere i fatti le une delle altre, sentono comunque una solidarietà di fondo che invece nel nostro mondo occidentale si va perdendo.
    le donne guardano alle altre donne, con curiosità, con sospetto, ma le osservano.
    ci osserviamo per la strada, negli uffici, fra di noi più o meno simili. figuriamoci quando ce ne capita una così diversa da doverla decifrare del tutto!
     
    poi c'è il piano del racconto, di quell'arte tutta femminile di leggere la realtà, di quel desiderio di raccontarla, di dare un corpo ai suoi ricordi tracciandolo su carta, di raccontare e ascoltare storie.
     
    e allora, viaggiatori, ma soprattutti viaggiatrici, se passate per roma, venite a sentire che cosa abbiamo da raccontare...o - magari - a raccontare di voi!
     
    Gatto
    (per l'occasione, con la valigia, ovviamente)
     
     
     donne all'hammam
    September 18

    101 libri da non leggere

    è uscita recentemente un curiosa guida turistica.
    si intitola Can’t be arsed: 101 things not to do before you die («Non farti prendere in giro. 101 cose da non fare prima di morire»), scritta dall'inglese richard wilson, una sorta di elenco di posti che è inutile vedere e dic ose che è inutile fare.
    nonostante il mondo, però, dica il contrario.
     
    fra le cose da non vedere ci sono macchu picchu, le piramidi, il taj mahal...luoghi, a parere dell'autore, tutt'altro che belli, magici o quanto meno interessanti.
    al contrario sporchi, sovraffolalti, deludenti.
    personalmente ho visto tutti e tre questi posti, certamente iperturistici e iperaffollati.
    e altrettanto certamente non ne sono rimasta affatto delusa.
     
    macchu picchu è forse uno dei posti più belli che io abbia mai visto. tutto sembra lì, a portata di mano, e invecesi è nel bel mezzo di monti e valli inaccessibili anche con i mezzi moderni, un luogo che, anche da affollato, riesce sempre a regalare angoli di silenzio e solitudine.
    macchu picchu
     
    le piramidi...beh, è vero che stanno in una piana contornata da casette di fango, ma accidenti, quando si arriva si rimane a bocca aperta come dei pesci lessi.
    sono lì, che troneggiano da migliaia di anni, conservando intattoil loro mistero.
    ed è vero che sono contornate da pulman di turisti, beduini improvvisati e cammelli da fotografia.
    ma volte sapere una cosa?
    chissenefrega!
    quando io ero lì pensavo solo "accidenti! ma mi rendo conto di dove sono? mi rendo conto che sonodavantiallepiramidi dall'alto delle quali non so quanti secoli di storia mi guardano?"
    piramidi
     
    e anche il taj mahal, che personalmente non mi aspettavo tanto imponente.
    era affollato anche quello (giorno di festa anche per gli indiani, periodo delle vacanze di natale per gli europei....dire che era affolalto è dire poco...e la folla indiana non è la nostra folla...)
    eppure là davanti, immaginando l'epoca in cui era stato costruito, sentendo al storia romantica della costruzione diq uesto monumento all'amore, non si riesce a rimanere indifferenti.
    il fascino antico del taj mahal
     
     
    certo, un libro che dice che i luoghi più visitati della terra sono dei bluff, è un'abile operazione di marketing con tutta probabilità.
     
    ma credo sia anche frutto di una certa mentalità snob che serpeggia fra molte persone che si (auto)definiscono intellettuali colti.
    è una certa ennuie de vivre, un atteggiamento sempre sprezzante e scontento, che fa tanto quellochecicapisceechesalecose. e questo atteggiamento si accompagna sempre a scarso entusiasmo e distruzione acritica per quello che si ritiene possa piacere alle masse e di contro esaltazione spassionata e ugualmente acritica per prodotti, luoghi, idee che si definiscono di nicchia, quand'anche magari non lo sono.
    insomma, il best seller è sempre "sopravvalutato", mentre il libro noioso e mal scritto con prosa criptica è un capolavoro.
    il film di cassetta fa schifo e il polpettone soporifero l'opera di un genio.
     
    e, nell'era del turismo di massa e dei voli low cost, quando ormai viaggiare non è più un lusso, quando non ci si può più vantare di essere stati in capo al mondo, perchè ci può andare anche l'ultimo degli zoticoni che pare uscito da un film di cerlo verdone, la frontiera dello snob è diventata appunto la noia, la mancanza di entusiasmo, il distacco verso tutto.
    e l'affermazione che non c'è più niente che ci possa stupire..
     
    sapete che vi dico? se non c'è più niente che riesca a stupirci è perchè abbiamo perso noi la capacità di farlo.
    il mondo là fuori, ma anche quello di fianco, è pieno di cose fantastiche, di piccoli miracoli, di grandi capolavori e minuscoli gioielli.
    sta a ciascuno di noi andarseli a prendere!
    e se una cosa è bella per la stragrande maggioranza delle persone....beh, non vuol dire che sia una cosa da poco...
    è semplicemente bella...
    quindi, se non avete visto questi posti...ANDATECI! ne vale la pena!!!!
     
    per conto mio, comunque, ho già messo questo libro fra...i 101 libri che non mi interessa leggere, perchè ad annoiarmi faccio sempre in tempo...
     
    Gatto
     
    September 17

    l'abito fa...la stagione

    questa mattina mi sono vestita per andare in ufficio.
    nulla di strano, se non che ieri ho avuto freddissimo (ero fuori roma per lavoro e tirava un vento...) con la gonna e le calze leggere.
     
    così stamattina, mentre sostavo quelle due o tre ore davanti all'armadio aperto, avevo deciso per un comodo completo nero con i pantaloni e scarpe chiuse.
    l'ho tirato fuori dall'armadio, l'ho messo sul letto e sono andata a cercare un sottogiacca.
    completo nero, sottogiacca bianco, scarpe nere....praticamente la mia divisa invernale.
     
    ho guardato fuori. il cielo era limpido e blu, l'aria era ancora frizzante anche se c'era il sole.
     
    non ce l'ho fatta.
    non potevo vestirmi di nero in una giornata come questa, dopo mesi di vestitini colorati e svolazzanti, dopo mesi di colori chiari e gioielli allegri.
    non potevo.
     
    ho scelto un completo, blu, con un sottogiacca rosso scollato all'americana (brrrrr....) e scarpe di vernice rosse aperte in punta.
     
    facevo un po' ridere, sandali...e piumino senza maniche e a un certo momento ho anche pensato "ora torno a casa e mi cambio"...
    ma meterologicamente parlando, è ancora estate e, se ho lavato i vestiti di lino e li ho già messi via per l'anno prossimo, non è detto che io debba rinunciare ai colori!Arcobaleno
     
    Gatto
     
    September 11

    il treno dei ricordi

    l'estate appena passata ho fatto un viaggio abbastanza lungo in treno, da roma alla puglia, il dieci di agosto.
    eurostar prevedibilmente affollatissimo, nemmeno posti in piedi (ehi, ma sull'eurostar non si poteva salire solo con il biglietto? ... sto divagando...).
    mi trascinavo un pesantissimo valigione e trascinare è la parola esatta, dato che passava per lo stretto corridoio solo di taglio, ossia, la parte senza le ruote (accidenti agli aeroporti di roma che mi hanno scassato l'altra valigia che aveva le ruote e 360 gradi!...divago di nuovo).
    insomma, salgo sul treno, arranco con il mio valigione, lo sistemo in fondo allo scompartimento, sotto quella che diventa ben presto una montagna di altri valigioni (che funge quindi da antifurto, anche se non vedo come potrebbe sfuggire - a me o a chiunque altro - un individuo che si trascina dietro quel peso) e poi mi vado a mettere al mio posto, che scambio con una ragazza dato che io mio è contrario al senso del movimento e, poichè soffro ogni cosa che si muove, il viaggio di oltre quattro ore potebbenrisultare molto...sgradevole per me e per gli altri.
     
    come mio solito mi accampo al mio posto sul treno.
    l'ho sempre fatto, anche per tratte brevi. non so che cosa voglia dire, non so per quale motivo io debba far subito mio, a mia immagine e somiglianza, ogni posto nel quale mi trovo a soggiornare anche per brevi periodi.
    lo faccio in ufficio, lo faccio persino nelle camere d'albergo! ci provo anche sull'aeroplano, ma lì lo spazio è minore e non riesce così bene.
    fatto sta che in treno "faccio casa" e fare casa in treno significa tirar fuori l'iPod, il libro da leggere, quelle due o tre riviste alle quali non ho saputo resistere alla stazione, la bottiglietta dell'acqua, il burro di cacao, il mio inseparabile taccuino e una penna, tutte le cose che mi serviranno durante il viaggio.
     
    faccio casa, poi l'ordine delle cose è normalmente mettersi l'ipod, scegliere la colonna sonora per il viaggio, sfogliare le riviste (difficilmente leggo subito gli articoli. la prima occhiata è solo perlustrativa. se c'è qualcosa che mi interessa ci torno in seguito) per poi passare al libro che inevitabilmente, accompagnato da un brano che si arrampica su per il filo delle cuffie dell'iPod, mi porta qualche riflessione che sento il bisogno di fissare sul taccuino.
    se il viaggio è breve (firenze, oppure quando andavo a napoli) queste attività (ricognizione della rivista, lettura di qualche capitolo e scrittura di qualche pensiero) mi accompagnano fino alla stazione di arrivo.
    se è più lungo arriva inevitabilmente il momento nel quale, sfogliato, letto e scritto, poso tutto e mi guardo intorno, magari solo con le cuffie alle orecchie.
    e osservo i miei compagni di viaggio.
     
    il treno che mi ha portata in puglia era un treno per le vacanze, pieno di gente che scappava dalla città, dai doveri, dal lavoro, per correre a riposarsi.
    e, la maggior parte dei miei compagni di viaggio, erano coppie o gruppetti di amiche che andavano in vacanza insieme.
     
    a un certo punto mi sono ritrovata a osservarle con un po' di nostalgia.
     
    sono belli i viaggi con le amiche, quei momenti nei quali si ride di niente, si parla e sparla di qualche altra amica, ci si illude a vicenda che lui chiamerà/tornerà/si accorgerà di noi, o ci si scambiano lamentele sui reciproci fidanzati.
     
    poi si cresce, ci si fidanza, ci si sposa, si hanno i figli.
    le cose cambiano, si perde quel cameratismo fra ragazze quando si diventa più donne, quando si cresce e prima di ogni altra cosa arrivano i doveri, quando per poter avere tempo per se si devono prima fare così tante cose che, se mai quel tempo saltasse fuori, ci saremmo dimenticate che cosa farne.
     
    e io guardavo quelle ragazze in viaggio verso le vacanze e mi ricordavo di me con le mie amiche, quando non serviva un viaggio, ma bastava una domenica al mare perchè la giornata si trasformasse in un'avventura indimenticabile, fra appuntamenti senza cellulare e viaggi in metropolitana.
    quando anche la metropolitana per l'università era un'avventura divertente e non lo spostamento fra due punti.
     
    e ho subito mandato un messaggio alla mia amica R. che ora ha ben altre cose per la testa.
    "guarisci in fretta, perchè dobbiamo farci un viaggio come quello di trieste!"
     
    la meta? ne abbiamo in mente qualcuna, ora ci dobbiamo documentare...qualche idea già c'è.....
    lei deve rimettersi in forze per bene, perchè, se si illude che le porterò la valigia, si sbaglia di grosso! Animoticon
     
    Gatto
     
     
     
     
    August 25

    L'olio di vincenzo

    nessuna cronaca in ennemila infinite puntate alla beautiful quest'anno.
    nessun racconto da terre lontane, nessun aneddoto di usanze curiose, incontri animali, differenze culturali...
     
    alt...forse non è esatto...
     
    è vero, quest'anno il viaggio è stato decisamente vicino rispetto agli anni passati
    stessa latitudine, stessa longitudine, stesso continente, stesso paese...
    ma non è proprio vero che le usanze e i costumi fossero proprio le stesse...
     
    come credo ormai tutti sappiate, abbiamo comprato un trullo.
    amore a prima vista un paio di mesi fa, breve trattativa e finalmente, a fine luglio, le formalità burocratico-amministrative si sono concluse e i lavori di (leggera) ristrutturazione sono cominciati e finiti a tempo record.
    tempo che ci ha permesso l'ingresso e il pernottamento già dal 16 agosto...
     
    con l'ingresso fra le spesse mura del trullo siamo entrati anche in una nuova e diversa dimensione e in un mondo antico per noi nuovissimo.
    la strada alla fine della quale si trova il nostro trullo è privata e le famiglie che la abitano sono tutte in qualche modo imparentate fra di loro.
    il nostro arrivo quindi, completamente estranei al nucleo familiare, era comunque destabilizzante per la società locale.
     
    la signora anna, la precedente proprietaria, era nata in quel trullo e come lei anche suo fratello vincenzo, che ora trascoore l'estate nella casa di fronte.
    lei ormai non abitava più il trullo da anni. troppo scomodo, troppo lontano dal paese per una persona anziana, e ha così deciso di trasferirsi più in centro e di vendere il trullo che suo padre, piangendo, le aveva lasciato, nonostante il parere contrario del fratello e le deboli proteste di qualche pronipote.
    lei lì è nata e cresciuta, lì ha cresciuto le sue figlie.
    "ottantun'anni e tre giorni ho abitato qui" mi ripete più volte con gli occhi lucidi mentre chiede permesso per entrare in quella che era la sua casa e che ora è la nostra per regalarmi tre bottiglie di salsa di pomodoro appena fatta.
    si guarda intorno.
    non abbiamo cambiato molto all'interno.
    solo il colore delle porte, da beige a celeste, e la destinanzione di una stanza, da camera da letto a soggiorno.
    a noi sembra di aver lasciato tutto praticamente com'era, solo adattato al nostro gusto.
    e lo stesso ci dicono gli altri "cittadini" come noi, che si soffermano su mobili e soprammobili, che insistono sullo "stile" da rispettare e su un non meglio identificato rustico come leit motiv da seguire.
    ma per lei "è tutto cambiato...è tutto cambiato".
    vedere le nostre cose nella sua casa le fa capire che quella non è più la sua casa.
    la figlia, più giovane, osserva che, sebbene abbiamo fatto pochi cambiamenti, tutto sembra così diverso.
    lei ha una mentalità diversa, riesce a vedere la vecchia casa dei genitori e della sua infanzia dietro ai nostri cambiamenti.
    ma è vero.
    è tutto diverso.
     
    perchè è diverso il nostro sentimento verso quella casa rispetto a quello della signora anna.
    è vero che noi a quel trullo vogliamo già molto bene, che lo stiamo curando, che stiamo scegliendo cose carine per lui.
    ma è anche vero che quel trullo sta lì dal 1904 e ha vissuto e vivrà molto più di noi e ha visto e sentito storie che noi non conosciamo. ha una sua anima insomma.
     
    i vicini dunque ci guardano con curiosità, chiedendosi che cosa faremo mai di quelle mura di pietra, quanto le rivoluzioneremo, quanto ci staremo davvero.
    è una curiosità mista a innegabile sospetto.
    è buffo come i vicini non si siano scandalizzati della nostra scelta degli infissi azzurro grecia e del bianco come colore dominante, quanto invece abbiano fatto gli altri possessori di trulli, cittadini al pari di noi.
    chi quel trullo lo conosce vecchio, ha guardato le mura.
    non la scelta dei colori, come chi ha sollevato un sopracciglio perplesso di fronte a colori che non rispecchierebbero la tradizione.
    "questo era il mio letto quando sono rimasta vedova. sta ancora bene..." ha puntualizzato la signora anna, forse contenta di ritrovarlo ancora lì, di vedere che almeno una delle stanze era rimasta tale e quale, spiegandomi poi, cercando di parlare il più possibile in italiano, il segreto delle pareti a calce che impediscono all'umidità di impossessarsi del trullo e del suo contenuto.
    antonio le parlava del colore diverso, ma a lei non importava nulla del colore, che forse era anche normale.
     
    suo fratello vincenzo ha l'età di mio padre, un anno di meno per la precisione, e sta completando l'asfalto nella strada.
    lui vive lì solo l'estate insieme alla moglie, la domenica alle sei si vestono eleganti per andare a messa. durante l'inverno vivono in paese e lui viene lì per curare la campagna.
    ha viti e ulivi e probabilmente si prenderà cura anche dei nostri alberi di ulivo. poco più di una decina di piante dalla quali potrebbe saltare fuori - ci dice - un quintale di olive e qualche litro d'olio.
    per noi poco più di uno sfizio, di qualcosa da offrire agli amici con quel pizzico di soddisfazione "questo è il nostro olio..."
     
    vincenzo ci ha regalato alcuni capperi che lui coltiva (e che chiama "chiapperi") e una bottiglia dell'olio che ha fatto l'anno passato.
    olio scuro, opaco, profumatissimo.
     
    forse è un buon segno, il segno che ci stanno accettando nella loro piccola comunità familiare.
     
     
    Gatto
     
     
     
     
     
    August 04

    gatti sornioni e leoni rampanti

    tempo fa su un quotidiano online era uscito un test di orientamento per i futuri neo diplomati.
    una serie di domande alle quali rispondere per capire un po' in che direzione andare nella scelta dell'università.
     
    ho voluto farlo per gioco, nonostante dal mio diploma siano passati alcuni anni, una laurea, un master e alcuni anni di lavoro...
    ma chissà, forse avrei potuto scoprire qualcosa di me.
    avrei potuto vedere che cosa avevano operato in me questi anni di esperienze di studio, di vita e di lavoro.
     
    e ho fatto una scoperta interessante.
     
    il mio profilo è infatti (vietato ridere)...il gatto sornione! Gatto
    quindi sarei molto soddisfatta dalla possibilità di essere autonoma e indipendente, dalla flessibilità dell’orario di lavoro, dalla possibilità di disporre di tempo libero, dal coinvolgimento nelle decisioni aziendali, dal luogo di lavoro e dal rapporto con i colleghi, mentre, da brava gatta, me ne infischio del prestigio che il lavoro può offrire, della possibilità di fare carriera e di avere un guadagno elevato.
    questo mio atteggiamento mi rende molto lontana dal leone rampante, che invece dà importanza all'opposto...
     
    e qui viene il bello, perchè il gatto sornione si trova a proprio agio nell’area di studio legata all’architettura, alla psicologia oppure al settore geo-biologico, politico-sociale od agrario.
    Dopo la laurea, è più probabile che trovi lavoro nei servizi sociali e personali, nelle consulenze, nel commercio, nei servizi alle imprese, ma anche nell’edilizia, nei servizi ricreativi, culturali e sportivi oppure nell’informatica.
    ed è il settore privato ad accogliere con maggiore probabilità i gatti sornioni che verosimilmente, dopo 5 anni dalla laurea, avranno un guadagno mensile più basso della media.
     
    io ho studiato legge e lavoro nell'alta tecnologia...mi verrebbe da pensare che ho sbagliato tutto.
    ma magari alcuni anni fa, quando mi sono iscritta io all'università i tempi erano diversi, il mercato del lavoro era diverso.
     
    solo una cosa è rimasta invariata nei decenni.
     
    io gatta sorniona ero nel 1990 e gatta sorniona sono adesso, che è cambiato il secolo e il millennio...
     
    miao
     
    Gatto
    July 21

    il canto delle cicale

    son giorni pesanti negli uffici questi, soprattutto quando si arriva di lunedì mattina e si scopre che uno degli unici vantaggi dello stare qui (l'aria condizionata) non è disponibile.
     
    e arrivare a venerdì sembra molto più difficile.
     
    se guardo poi al calendario vedo che i giorni che mi separano dalle vacanze sono tanti da un alto e pochi dall'altro. tanti perchè venire qui con il caldo e la stanchezza dell'anno è pesante, pochi perchè le cose da fare sono tantissime prima delle ferie.
     
    insomma, quest'anno sto arrancando verso le vacanze e forse le desidero come non mai.
     
    come qualcuno di voi saprà, poi, quest'anno si avvicina a grandi passi un trullo. con le immancabili conseguenze, perchè, anche se sta tutto sommato bene, ci sono dei lavoretti da fare ed è una corsa contro il tempo per terminarli prima di agosto (come continua a spergiurare chi li farà... mah...), ma per noi il tempo si limita al weekend, ossia al sabato mattina (il pomeriggio molti negozi sono chiusi...)...
    insomma è tutto un gran correre...
    anche se già si pregustano le serate (probabilmente stravolti) a guardare la campagna seduti sul bel salottino comprato sabato (magari con un mojito fatto con la menta selvatica che cresce libera intorno al trullo...), o i pomeriggi a strappare le erbacce davanti a casa (glom Perplesso) o a prendersi cura della lavanda che voglio piantare, del basilico che sicuramente pianterò o dei capperi che don vincenzo mi ha promesso mi insegnerà a coltivare...
     
    la mente insomma, mentre riempio tabelle e colleziono documenti, rivedo contratti e controllo fatturazioni e incassi, vaga verso tutt'altri spazi, cullato dal canto delle cicale fuori dal mio ufficio...
     
    vorrei tornare, ecco, non proprio ai giorni del liceo, quando da metà giugno a metà settembre era tutta una vacanza, tanto che dopo ferragosto  si cominciava pure a non vedere l'ora di tornare a scuola, a comprare il diario nuovo e a sfogliare quelle pagine bianche, impazienti di riempirle di un nuovo anno di vita e di avvenimenti.
    ma almeno ai tempi dell'università, nei quali, se ci si organizzava bene, da metà luglio si era al mare e tanti saluti...
    magari con il libro del primo esame della sessione autunnale in valigia, ma giusto per...prenderci confidenza....
     
    Gatto
     
     
    July 13

    un uccellino mi ha detto....

    ...cip!
     
    del resto che altro avrebbe potuto dirmi?Animoticon
     
    qualche lettore più affezionato ricorderà probabilmente il topo che veniva a far visita la mio ufficio qualche tempo fa, topo della cui fine fui responsabile, temo, avendone denunciato le visite notturne.
    questa volta nel mio ufficio, che si sta trasformando piano piano nella fattoria degli animali, è arrivato...un passerotto
     
    l'altro giorno un collega lo ha trovato davanti alla porta di ingresso tornando da pranzo. evidentemente un nidiaceo al primo tentativo fallito di volo...
    lo abbiamo portato nella nostra stanza, gli abbiamo dato qualcosa da mangiare (il pane non gli andava molto, mentre i biscotti si...) e da bere (si è fatto un bel bagno) e poi lo abbiamo messo di fronte alla finestra, sperando che sentendo gli altri passeri decidesse a riprovare l'esperienza del volo, magari con maggior successo.
    niente da fare.
    ci prova e...cade dalla finestra....o meglio plana (sono al primo piano) e si mette a terra a fare cip cip, come a dire ai gatti della zone "venite a vedere quanto sono carino! non so nemmeno volare" e zampetta allegramente su e giù per il cortile...
     
    io lo so che la natura deve fare il suo corso, ma ormai questo piumino ha attraversato la mia strada e non posso non occuparmene.
     
    quindi, con I., la mia compagna di stanza, e con A., il collega che lo ha raccolto, lo abbiamo ripreso e fino a venerdi' ha vissuto ospite nel nostro ufficio...
    per limitare..le tracce del suo passaggio gli ho comprato un gabbietta, dove l'ho messo (al sicuro anche da donne delle pulizie e colleghi che non sanno di poterselo trovare sotto ai piedi) quando mi dovevo allontanare la sera.
    gli ho comprato del cibo per uccellini, che, dopo un'iniziale diffidenza, ha apprezzato e quando ero in stanza lo lasciavo libero di esplorare l'ambiente.
    ogni tanto lo mettevo in qualche posto alto, sperando che riprovasse a volare con maggior successo, ma fino a venerdi' niente, tranne qualche svolazzo tipo gallina.
    planava, ma non riusciva proprio nemmeno a saltare da una scrivania all'altra.
     
    sembrava pero' sano, è bello morbido, ha delle belle piume e passava molto tempo a pulirsele (segno che è un animale in salute se ci tiene alla sua igiene personale).
    il problema e' sorto venerdi', quando l'alternativa era di lasciarlo due giorni in gabbia in ufficio...
    no, non me la sono sentita...gia' passare una notte da solo lo intristiva, mentre saltare per la stanza libero lo redeva felice...si arrampicava sulla mia gmba per venire a fare quello che facevo...
    cosi', dpo un bel pensare e tentare soluzioni altenative, decido di portarlo a  casa...non mia (per due ovvi motiviGattoGatto), ma di mio padre, in questi giorni fuori roma.
    organizzo una staffetta con la macchina di un collega (non potevo portarlo in motorino) e lo porto a casa.

    allestiamo il balcone perche' non caschi di sotto, gli sistemiamo cibo e acqua...si sistema, ma dopo dieci minuti trova un varco e...precipita dal quarto piano!!!! riuscendo per fortuna a planare, cosa che gli riesce devo dire molto bene.
    ci ritroviamo facilmente (fa cip appena mi sente...) e lo riporto a casa.
    per lo meno so che sa atterrare, e' nel decollo che abbiamo ancora qualche problema.

    inutile dire che il weekend e' stato tutto intorno ai progressi del pennuto e alla sua salute, cosa nella quale soo stati coinvolti anche mia zia e mia cugina in visita a roma e mio fratello con la moglie... il piccolino sembrava stare benissimo, ascoltava gli altri passeri, si stirava le ali...ma di volare verso l'alto proprio non ne voleva sapere.

    finalmente questa mattina lo troviamo diverso, piu' scontroso (gli altri giorni mi veniva in testa appena mi vedeva), meno disposto alle coccole e attento al mondo che lo circondava...e a un certo punto conquista un punto e...spicca il volo! atterrando sul balcone di sotto (almeno non e' caduto a peso morto), da dove lo cacciano subito per via del gatto di casa.
    e lui riprende il volo fin a un albero del giardino!

    l'ho seguito per un bel po', l'ho controllato....sembrava aver capito che cosa doveva fare, era vicino ad altri uccellini come lui che imparavano a volare...e l'ho lasciato, con un po' di apprensione, certo...
    sono tornata a controllare che non fosse per terra di nuovo o non ci fossero piume sparse... pare di no...

    spero che per lui sia andata bene, spero che i suo cip sia uno di quelli che sento fuori dalla mia finestra...
    chissa', forse la nostra e' stata una breve storia del passerotto e...della gatta che gli insegno' a volare....
     
    Gatto
     
     
     
     


    July 11

    J Lo sei tutte noi!

     
    lo avevo promesso... e vi lascio nel weekend con un post decisamente frivolo e vacanziero....
     
    per quanto l'estate si sia fatta desiderare quest'anno, ormai ci siamo ufficialmente!
    è arrivata la bella stagione e con lei le diete da un mese-3 settimane-2 settimane-7giorni per sgonfiare la pancia e presentarsi in forma alla prova costume.
    sono arrivati i consigli per vincere il gran caldo, i flirt estivi, i topless "rubati" dei personaggi più o meno famosi spaparanziato su qualche barca o stesi al sole di una spiaggia alla moda...
     
    ed è arrivata anche lei, jennifer lopez, con il seguito di marito (famoso), figli, accompagnatori e capricci....e...cellulite!!!!
     
    impietose le macchine fotografiche ci presentano J Lo, famosa e invidiatissima un tempo per il suo favoloso lato B, appesantita dalla gravidanza, con una silouhette non proprio definita..insomma...ha la cellulite!
     
    si, la signora jennifer lopez da hollywood ha la cellulite come una sciura maria qualsiasi, come praticamente tutte noi che scriviamo questo blog, che cediamo agli almeno due litri di acqua al giorno, leggero movimento, dieta senza sale, creme e massaggi che speriamo ci donino quella silouhette che solo photoshop sa dare (e la natura a una ragazza che stava al mare la settimana scorsa, ma vabbè...)
     
    e i commenti dei giornalisti sono maligni verso la povera jennifer che non supera quest'anno la temutissima prova costume, ma seraficamente se ne frega e dall'alto della sua vita certamente migliore di quella di tutti noi, dall'alto delle sue passeggiate con dolce e gabbana, si mette il costume e si fa un bel bagno.
    alla faccia di tutti.
    sono poi gli stessi giornalisti che alla prossima modella anoressica che ci lascerà le penne a 20 anni e 30 chili ci diranno di dire la nostra sul solito forum? saranno gli stessi che parleranno della bellezza autentica delle donne autentiche?
     
    a questo punto non me ne importa nulla se jennifer è arrivata capricciosa come un diva che si rispetti....se ha messo a soqquadro un negozio facendo impazzire le commesse ed è uscita senza comprare nulla...
    ha la cellulite, esattamente come me...anzi...pure un bel po' di più...
    avrà ben diritto di essere arrabbiata!!!
    Animoticon
     
     
    Gatto
     
    July 09

    provocazioni e provocatori.

    posso indignarmi dell'indignazione?
     
    posso risentirmi se un gregge di pecore va a belare davanti ad arruffapopolo volgari e sboccati, a comici che si autoproclamano guide morali e spirituali in un paese che definiscono in rovina e allo sbando, mentre propugnano solo odio e violenza e invocano strali infernali di un infermo in cui non credono immaginando pene perverse?
     
    posso chiedere, per cortesia e senza alzare la voce, il rispetto delle Istituzioni?
    che per me sono ancora il Presidente della Repubblica e il Papa fra gli altri, si sia o meno d'accordo con loro e con le idee di cui sono portatori?
    posso chiedere a codesti imbonitori di piazza di leggere la Costituzione (è corta) prima di censurare di fronte a un uditorio evidentemente della medesima ignoranza, il comportamento di un Capo di Stato che altro non è stato che rispettoso della suddetta Carta?
    qualcuno potrebbe stupirsi nello scoprire che la costituzione è stata elaborata da illustri giuristi e non da saltimbanchi e che già all'epoca (1948) era decisamente all'avanguardia, portatrice di principi come l'uguaglianza, in termini ancora oggi molto moderni.
    e potrebbe anche scoprire che non solo certi comici non l'hanno scritta la costituzione, ma non l'hanno nemmeno letta.
     
    posso dire che non mi piace un ministro delle pari opportunità che fino a ieri faceva la soubrette, ma questo non autorizza nessuno, tantomeno una donna, a insultarla in maniera così volgare? 
    già, anche perchè vorrei chiedere a tutti questi che si scandalizzano di questo ministro, che si indignano per le sue posizioni sul gay pride, dove stavano quando tutti gli altri ministri per le pari opportunità, magari più presentabili in un consesso istituzionale, lasciavano che gli stipendi delle donne fossero più bassi, non facevano niente e tutela della maternità, a promozione del telelavoro, degli asili nido aziendali, della promozione di una cultura (parola che alla gente piace solo quando non indica niente) che renda la maternità un valore per la società, invece di un divertimento, un dispetto, una vacanza che la lavoratrice fannullona si prende dal lavoro (che poi chiedetelo alle mamme quanto si riposino a casa con i bambini....io non ho figli, ma vedo le mie amiche e....per molte cose non le invidio proprio!), tanto da dover essere punita al suo rientro al lavoro....ma sto divagando....
     
    viene facile indignarsi contro una ragazzotta piacente che ha fatto carriera per la sua faccia prima che per i suoi meriti, contro un uomo di fede (che si condivida o no la sua fede, merita comunque rispetto come lo merita ogni pensiero di ogni uomo libero) che parla di doveri, scomodi per una società che invece ritiene che tutto sia diritto, che tutto sia dovuto, o contro un capo di stato che segue le regole e cerca di mantenere con professionalità il proprio ruolo super partes.
     
    proviamo a immaginare se le parole che sono uscite ieri da certe bocche fossero uscite da altre bocche, di parte avversa....oggi saremmo qui a urlare allo scandalo, alla dittatura e chissà a che altro.
    sentendo queste cose, e proprio perchè siamo in democrazia (che è una cosa bellissima, perchè permette ea tutti di dire quello che vogliono) a me viene spontaneo prendere le difese dell'improbabile ministro e la cosa mi suona strana.
    così come, pur trovando fastidioso l'atteggiamento da simpatico guascone del presidente del consiglio mi sembra assurdo che si tenti di opporsi alla sua politica a slogan e parolacce.
    e mi viene un terribile dubbio.....
    possibile che non ci siano alternative, in termini di idee intendo? possibile che l'unica cosa che si possa dire al governo in carica è che è guidato da un ladro nano?
     
    tutta questa pagliacciata sapete che cosa mi fa venire in mente?
    una di quelle belle trasmissioni come amici, o come uomini e donne, dove la gente si accapiglia su questioni del nulla, sul vuoto cosmico come se ne andasse dei destini della terra, oppure una di quelle sane liti che si vedono al grande fratello dopo il pomeriggio di gavettoni e gara di rutti, o all'isola dei famosi mentre i naufraghi discutono sulle loro funzioni corporali.
     
    per alcune persone ormai in là con gli anni temo sia troppo tardi sperare in una deriva civile, ma - e sarò demodè, sarò fuori dal tempo - credo che per le nuove generazioni dei corsi di buone maniere sarebbero decisamente utili....
     
    e ora fuoco alel polveri!
    prometto in futuro interventi più leggeri e di tono decisamente più vacanziero.
    ne ho già in mente uno sulla cellulite di jennifer lopez.....
     
    Gatto
    July 07

    bentornata ingrid

    è già un po' che volevo scrivere qualche parola sulla liberazione di ingrid betancourt, su questa donna che è stata prigioniera nella giungla per oltre sei anni, senza alcuna speranza di essere mai liberata, insieme a nemici.
    dal primo momento in cui  (ero in macchina) ho sentito che era stata liberata e mi è letteralmente venuta la pelle d'oca.
     
    mi aveva colpito la sua ultima immagina da prigioniera.
    l'aria triste, stanca, dimessa, la testa china, i capelli lunghissimi, le gambe incrociate, lo sguardo basso che non incrociava mai l'occhio della telecamera, che non guardava verso i suoi sequestratori e verso quel pubblico che avrebbe visto quei trenta secondi per mesi e mesi. non guardava verso la sua famiglia, che la avrebbe rivista lì per la prima volta dopo tanto tempo.
    come se non volesse farsi vedere.
    mi ero chiesta spesso come dovesse sopravvivere, come potesse sopravvivere una persona cui vengono tolte libertà e dignità in qeusto modo, come riuscisse ad andare avanti, quali speranze potesse avere, quali pensieri, come trascorresse le sue giornate.
     
    mi aspettavo di vederla spaventata, spaesata alla sua liberazione, felice certo, ma con negli occhi ancora la paura di quei sei anni di prigionia, mi aspettavo di vedere una donna spaventata, incattivita, indurita.
    e invece alla sua liberazione era sorridente, era ancora combattiva e indomita e ha detto di essere sopravvissuta per rivedere i figli, che probabilmente per lei saranno stati uno dei pochi motivi per non cedere, per tenere duro. aspettare per rivederli l'ha tenuta viva e l'ha aiutata a non impazzire per sei anni e mezzo di prigionia, sei anni e mezzo nascosti nella foresta, sei anni e mezzo senza libertà, pronta a passarne almeno altri quattro così, come ha detto di aver pensato.
     
    ingrid betancourt mi ha dato l'idea di uno dei personaggi dei romanzi della allende, quelle donne sudamericane forti, affascinanti e femminili (alla liberazione aveva un gilet mimetico e i lunghi capelli raccolti in una treccia stretta tenuta ferma da un elastico con un fiore).
    sorrideva ingrid nelle prime immagini che abbiamo visto di lei libera, una donna forte, di grande fede, sorrideva e stringeva una specie di rosario artigianale arrotolato intorno al polso.
    sorrideva e parlava con calma, con la voce ferma. ringraziava chi non l'ha abbandonata, chi ha lottato per la sua liberazione, ha ringraziato Dio per averl dato fede e forza per affrontare questa incredibile prova.
    ha perso gli ultimi sei anni di vita dei suoi figli, li ha lasciati bambini che quasi poteva prendere in braccio e li ritrova adulti, grandi, belli. e non smette di dirgli quanto sono belli.
    forti come lei, che stringono le mani della loro mamma, ma ricordano al mondo che ci sono altre famiglie per le quali l'incubo non è finito e che gli altri prigionieir, forse meno eccellenti, non vanno dimenticati.
     
    non riesco a smettere di pensare a quel suo sorriso a quel suo non voler per il momento penasre ai sei orribili anni passati, liquidati con i giornalisti morbosi con un "ci trattavano come cani", al suo racconto della liberazione: quando ha capito di essere libera, quando ha capito che le parti si erano invertite e che ora i suoi carcerieri erano diventati prigionieri, quando ha visto in manette i suoi sequestratori non ha gioito, non ha provato un senso liberatorio di vendetta.
    non so come si possa trovare questa forza dopo tanta sofferenza, non so se si debbano avere capacità eccezionali o se la situazione è in grado di rendere ognuno così forte, solo che lo voglia davvero.
    non riesco a immaginare adesso la sua vita, fatta di riscoperta di tutto quello cui aveva dovuto rinunciare per tutti questi anni, di rinnovata speranza, di desiderio di lottare ancora.
    non riesco a immaginare quanto grande sia la sua felicità, la sua curiosità di sapere tutto dei suoi figli, tutti questi anni, di rimettersi in pari con il mondo.
    dopo tutta questa esposiozne mediatica avrà bisogno di riposo, di capire, ancora una volta, che cosa le è successo. e di realizzare che questa volta le è successa una cosa bellissima.
    le è stata regalata di nuovo la vita.
     
    guardo le sue immagini e il suo sorriso infinito e sono orgogliosa dela grandezza di questa Donna, che tutto l'orrore degli uomini non è riuscito a distruggere.
     
     Gatto
     
    June 30

    madagascar parte IV - avventure nell'oceano indiano

    è ora di finire i racconti malgasci, anche se le esperienze più intense le abbiamo vissute a tanà, quindi la parte finale del viaggio è stata, se volete, banale.
    dopotutto, trattandosi per noi di una vacanza, il soggiorno malgascio si è concluso...al mare.
     
    abbiamo infatti trascorso qualche giorno a nosy be, un'isola al nord dell'isola principale, sull'oceano indiano,
    appena atterrati è già cambiato il clima. dal fresco piacevole di tanà al caldo umido di quelle latitudini.
     
    nosy be ha confermato la mia idea che il madagascar è un'isola fuori posto, perchè tutto sembra fuorchè africa.
    mi ricordava piuttosto la thailandia, l'india, con il clima afoso, l'umidità a percentuali altissime, le pioggie violente e improvvise che sembrano voler sradicare ogni albero e spazzar via ogni edificio, ma che, rapide come sono arrivate, se ne vanno, lasciando il cielo azzurro, l'umidità ancor più alta e un odore di terra bagnata.
    e poi una vegetazione rigogliosa, a causa proprio degli acquazzoni frequenti e abbondanti, ricca. un paesaggio che sembra quello di jurassic park, con piante altissime dalle foglie grandi come un letto a due piazze (non è un'esagerazione).
     
    non riuscendo ovviamente a rimanere troppo a lungo nello stesso posto (anche se l'albergo era bellissimo, tranquillo, con la spiaggia davanti alla camera e un'atmosfera che invitava all'ozio più totale), non ci siamo fatti mancare un paio di piccole esplorazioni.
    una verso un'isola dal mare verde e dalla sabbia bianca per fare un po' di snorkeling, l'altra verso una riserva naturale.
     
    sotto una pioggia torrenziale, in una macchina taxi guidata da un signore accompagnato dal figlio, scendiamo per una strada che sembrava un fiume di fango, incerti se la strada (...strada forse è una parola grossa) portasse effettivamente da qualche parte.
    arriviamo a un villaggio piccolissimo, le strade di fango, gli immancabili bambini che ci accolgono e cominciano a girarci intorno, incuriositi da noi e speranzosi di ottenere qualche cosa.
    è mattina abbastanza presto e alcune barche stanno tornando dalla pesca.
    le donne entrano nell'acqua melmosa sollevandosi il vestito fino alel ginocchia per andare a comprare uno o due pesci per il pranzo, mentre i pescatori sistemano le reti.
     
    per raggiungere la riserva naturale dall'altra parte della costa, prendiamo una piroga tradizionale, di quelle di legno a un solo scafo.
    ci danno un remo per uno e cominciamo a pagaiare per tre quarti d'ora per arrivare all'altro villaggio.
    fra boa, camaleonti, ragni e rane velenosi e lemuri addormentati, ci siamo imbattuti in una enorme pianta dalle foglie succulente, alta ben oltre i due metri, la cui particolarità è di incamerare nelle foglie una grande quantità di acqua che assorbe dal terreno e depura. un'acqua fresca e pulita che si può bere, da qui il soprannome di albero del viaggiatore, che, incidendo le sue foglie, può trovare acqua per dissetarsi.
     
    anche il soggiorno a nosy be, che è un madagascar diverso, decisamente più turistico, ci ha lasciato comunque un'impressione favorevole di questo luogo e della sua gente, sorridente, gentile, disponibile.
    gente povera senza dubbio, ma desiderosa di darsi da fare, di lavorare, gente felice di vedere che il loro paese ci paiceva e ci interessava.
    gente desiderosa di raccontarsi e curiosa di starci ad ascoltare. gente disponibile a scambiare esperienze e cultura.
     
    ci siamo riportati quindi un gran bel carico da questa isola.
    insieme agli immancabili oggetti di quella che ormai è una casa bazar, abbiamo portato con noi occhi nuovi per vedere il nostro mondo, parametri nuovi per giudicare la nostra vita e i nostri desideri.
    e la speranza che tutto questo non venga lavato via troppo presto, spazzato via dal logorio spesso inutile della nostra vita moderna.
     
    forse questa volta più delle altre, perchè questa volta c'era un coinvolgimento più profondo, c'era un legame, quello con frederic e con i sacerdoti di Anatihazo, che esiteva prima e che continuerà ancora, più forte di prima.
     
    l'altro giorno in una mail don luciano ha chiesto se il madagascar aveva seminato del bene nei nostri cuori.
    io spero proprio di si....
     
     
     
    Gatto
     
     
    June 03

    madagascar - intermezzo

    noto che spesso nei miei racconti di viaggio mi ritrovo a un punto in cui ho bisogno di uno spazio di intermezzo, di una zona franca dagli avvenimenti, dalla cronaca dei fatti, dal racconto degli episodi.
     
    mi accorgo che ho facilità di trovare un prologo, ho facilità (troppa...) a scrivere e descrivere, mentre non riesco mai trarre delle conclusioni.
    i miei sono sempre racconti aperti, che non hanno una fine, una morale.
     
    ma hanno sempre almeno un intermezzo.
     
    quello in madagascar è stato un viaggio temporalmente breve, dicevo all'inizio di queste cronache, ma ugualmente denso di fatti, di cose viste, di cose da meditare.
     
    la prima cosa che salta agli occhi, soprattutto a tanà, usciti fuori dai muri protettivi degli alberghi e dei posti per turisti, è la povertà e con essa l'insicurezza che immediatamente proviamo, la diffidenza verso chi ha meno di noi, quella che ci fa stare sul chi vive, quella che ci fa uscire con pochi valori addosso, guardandoci intorno, pronti a difenderci da nemici visibili e invisibili, probabili e improbabili.
     
    è così facile cadere nel banale quando ci si trova di fronte alla povertà vera, a quella che non ha da mangiare, non alla nostra, fatta di sacrifici magari, ma di comodità scontate che per alcuni sono un lusso.
    è facile farsi trasportare da emozioni a buon mercato, da rivendere al ritorno al nostro uditorio, è facile raccontare la commozione di fronte allo sguardo del bambino, la tenerezza del suo sorriso e al tempo stesso compiacersi della propria presunta generosità, del proprio essere stato bravo, dell'aver lasciato qualcosa, affrettandosi però ad aggiunge