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6月30日 madagascar parte IV - avventure nell'oceano indianoè ora di finire i racconti malgasci, anche se le esperienze più intense le abbiamo vissute a tanà, quindi la parte finale del viaggio è stata, se volete, banale.
dopotutto, trattandosi per noi di una vacanza, il soggiorno malgascio si è concluso...al mare.
abbiamo infatti trascorso qualche giorno a nosy be, un'isola al nord dell'isola principale, sull'oceano indiano,
appena atterrati è già cambiato il clima. dal fresco piacevole di tanà al caldo umido di quelle latitudini.
nosy be ha confermato la mia idea che il madagascar è un'isola fuori posto, perchè tutto sembra fuorchè africa.
mi ricordava piuttosto la thailandia, l'india, con il clima afoso, l'umidità a percentuali altissime, le pioggie violente e improvvise che sembrano voler sradicare ogni albero e spazzar via ogni edificio, ma che, rapide come sono arrivate, se ne vanno, lasciando il cielo azzurro, l'umidità ancor più alta e un odore di terra bagnata.
e poi una vegetazione rigogliosa, a causa proprio degli acquazzoni frequenti e abbondanti, ricca. un paesaggio che sembra quello di jurassic park, con piante altissime dalle foglie grandi come un letto a due piazze (non è un'esagerazione).
non riuscendo ovviamente a rimanere troppo a lungo nello stesso posto (anche se l'albergo era bellissimo, tranquillo, con la spiaggia davanti alla camera e un'atmosfera che invitava all'ozio più totale), non ci siamo fatti mancare un paio di piccole esplorazioni.
una verso un'isola dal mare verde e dalla sabbia bianca per fare un po' di snorkeling, l'altra verso una riserva naturale.
sotto una pioggia torrenziale, in una macchina taxi guidata da un signore accompagnato dal figlio, scendiamo per una strada che sembrava un fiume di fango, incerti se la strada (...strada forse è una parola grossa) portasse effettivamente da qualche parte.
arriviamo a un villaggio piccolissimo, le strade di fango, gli immancabili bambini che ci accolgono e cominciano a girarci intorno, incuriositi da noi e speranzosi di ottenere qualche cosa.
è mattina abbastanza presto e alcune barche stanno tornando dalla pesca.
le donne entrano nell'acqua melmosa sollevandosi il vestito fino alel ginocchia per andare a comprare uno o due pesci per il pranzo, mentre i pescatori sistemano le reti.
per raggiungere la riserva naturale dall'altra parte della costa, prendiamo una piroga tradizionale, di quelle di legno a un solo scafo.
ci danno un remo per uno e cominciamo a pagaiare per tre quarti d'ora per arrivare all'altro villaggio.
fra boa, camaleonti, ragni e rane velenosi e lemuri addormentati, ci siamo imbattuti in una enorme pianta dalle foglie succulente, alta ben oltre i due metri, la cui particolarità è di incamerare nelle foglie una grande quantità di acqua che assorbe dal terreno e depura. un'acqua fresca e pulita che si può bere, da qui il soprannome di albero del viaggiatore, che, incidendo le sue foglie, può trovare acqua per dissetarsi.
anche il soggiorno a nosy be, che è un madagascar diverso, decisamente più turistico, ci ha lasciato comunque un'impressione favorevole di questo luogo e della sua gente, sorridente, gentile, disponibile.
gente povera senza dubbio, ma desiderosa di darsi da fare, di lavorare, gente felice di vedere che il loro paese ci paiceva e ci interessava.
gente desiderosa di raccontarsi e curiosa di starci ad ascoltare. gente disponibile a scambiare esperienze e cultura.
ci siamo riportati quindi un gran bel carico da questa isola.
insieme agli immancabili oggetti di quella che ormai è una casa bazar, abbiamo portato con noi occhi nuovi per vedere il nostro mondo, parametri nuovi per giudicare la nostra vita e i nostri desideri.
e la speranza che tutto questo non venga lavato via troppo presto, spazzato via dal logorio spesso inutile della nostra vita moderna.
forse questa volta più delle altre, perchè questa volta c'era un coinvolgimento più profondo, c'era un legame, quello con frederic e con i sacerdoti di Anatihazo, che esiteva prima e che continuerà ancora, più forte di prima.
l'altro giorno in una mail don luciano ha chiesto se il madagascar aveva seminato del bene nei nostri cuori.
io spero proprio di si....
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