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    August 11

    Giappone - intermezzo - un altro mondo e' possibile

    "yes, we can!" disse qualche mese fa un tale e diventò presidente degli stati uniti d'america.

    "si può fare!" provò a tradurre un altro tale nostrano (che poi per me "si-può-fa-a-re!" resta legato a frankenstein jr.....) per una posta in gioco ben più bassa, ma non gli andò altrettanto bene.

    e questo slogan "si può fare, è possibile", mi è risuonato in testa tantissime volte durante il viaggio in giappone.

    in tedesco (quanto sono precisi i tedeschi) ci sono due verbi diversi per dire "potere", konnen e durfen.

    il primo indica la possibilità "fisica" di fare qualcosa ("ich kann schwimmen"...so nuotare, posso nuotare), il secondo la possibilità "giuridica" mi viene da dire, o "morale" se non temessi di abusare del temine. "ich darf schwimmen" "posso nuotare, è lecito, è consentito.

    insomma, nello stesso mare se ich kann schwimmen (sono in grado di nuotare) non è detto che ich darf schwimmen (mi sia consentito)

    in italiano è difficile far capire questo concetto, mentre credo che in giappone non ci siano problemi.

    infatti tutto sembra ordinato, tutto scorre nel suo verso. persino la folla che passeggia sui marciapiedi di ginza cammina seguendo un senso di marcia. due correnti parallele che scorrono nei sensi inversi senza scontrarsi (è però difficile attraversare uno di quei iumi per cambiare direzione). c'è un grandissimo rispetto per gli spazi altrui. le mascherine che ci fanno tanto ridere e che ci fanno additare i giapponesi come degli ingenui spaventati delle malattie in realtà servono esattamente al contrario di quello per le quali le useremmo noi. non servono a evitarsi le malattie, ma a evitarele agli altri. le portano quelli che hanno il raffreddore nei posti affollati per non contagiare tutti.

    la gente è cortese anche all'eccesso dal nostro punto di vista.

    quando si entra in un negozio o in un ristorante giapponese e' tutto un risuonare di "いらっしゃいませ" (*) che significa "benvenuti".
    in piu' di un ristorante addirittura tutto il personale in coro dava il benvenuto a ogni nuovo avventore.
    "いらっしゃいませ!" diceva chi accoglieva alla porta.
    "いらっしゃいませ!!!!" rispondevao cuochi e camerieri

    in un negozio a kyoto la commessa lo ripeteva incessantemente, come un mantra, come una litania "いらっしゃいませ.... いらっしゃいませ..... いらっしゃいませ...."  irassyaimase, irassyaimase, irassyaimase....., non capivo bene se ad ogni persona che entrava, se a ogni persona che vedeva o se lo facesse ormai in automatico.

    dispone comunque bene qualcuno che ti da' il benvenuto in un negozio o in un ristorante, nel quale magari spenderai anche dei soldi.
    sempre meglio che essere guardati come l'ennesimo scocciatore ed essere guardati dall'alto in basso dall'ultima delle commesse di qualche negozio pretenzioso o essere spenanti come polli in qualche ristorante romano pretenzioso che risponde poi con spocchia che "comunque hai mangiato volentieri" (e volevo vedere che con certi conti salti il cibo facesse pure schifo).

    le strade sono pulitissime, tutto viene riciclato e la raccolta differenziata differenzia davvero carta, cartone, vetro a seconda dei colori e plastica (schiacciata). i rifiuti non sono messi alla rinfusa, ma disposti in modo da occupare il minimo spazio possibile. il cartone viene sistemato e impilato come nemmeno una legnaia dell'alto adige, le bottiglie di plastica sono schiacciate per occupare meno spazio, i contenitori di tetrapak vengono aperti e LAVATI prima di essere buttati (qui ho capito che da noi una cosa simile e' impensabile. scoppierebbe la rivoluzione)

    sembra davvero un altro pianeta e più volte mi sono ritrovata a guardare quei personaggi, fisicamente diversi noi, ma pur sempre appartenenti alla stessa specie umana, chiedendomi se per caso non fossero marziani venuti da un altro pianeta. e spesso mi sembrava di contemplare una realtà parallela, un episodio di "ai confini della realtà" nel quale si apre la solita porta della solita casa e ci si ritrova in un altra dimensione, in un'altra ipotesi di laboratorio dell'evoluzione.

    sliding doors, insomma. si sceglie una direzione, un minimo scostamento e, a distanza di tempo, ci si ritrova agli antipodi.

    so bene che non sono solo rose e fiori, che la società giapponese ha delle forti contraddizioni (visibili ad esempio nei contrasti fra la pace dei templi giapponesi, sospesi fuori dal tempo e dallo spazio e il chiasso, il fumo, i rumori delle sale del pachinko), so bene che probabilmente a essere giapponesi la vita non è così semplice, e che il loro esasperato senso del dovere non li fa vivere sereni. ma visto dall'esterno è un mondo che funziona. magari con qualche aggiustamento che renda la vita più rilassata, ma fra il loro mondo ordinato e rispettoso e il nostro arrabbiato, sporco e volgare so già quale scelgo.

     

    Gatto

     (*) pron. approssimativa irassyaimase

     


    Comments (5)

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    Kalisperawrote:
    Tua Nonna era avanti!
    Qui abbiamo la raccolta "porta a porta": ti dico solo che ho dei concittadini incivili , dei i vicini insospettabilmente altrettanto incivili ed io, non faccio altro che mandare mail al comune con proteste e suggerimenti.
    Ma basta così, che qui si parla di ordine ed educazione Giapponese: almeno per un po' non penso a ciò che succede sotto le mie finestre!
    Sept. 3
    La Gattawrote:
    pianura pada=pianura padana
    Sept. 3
    La Gattawrote:
    mia nonna (avete letto bene NONNA! che ora avrebbe qualcosa come 95 anni) negli anni 80 (avete di nuovo letto bene OT-TAN-TA) riciclava il vetro, perchè nel suo paesino della pianura pada abitato da 2.000 persone c'era la campana del vetro e lei, ligia, lo separava.
    solo che nella sua mente il riciclo del barattolo era "as is", opssia lo stesso veniva riutilizzato, quindi lavava barattoli e bottigle come se avesse dovuto riutilizzarli per se.
    me li ricordo in fila ad asciugare sul termosifone dietro alla porta del salone.
    "questi sono da mettere nella campana"
    e ce li metteva lei stessa, di persona personalmente

    che civiltà, kali....a roma è uno schifo schifoso.....nei raccoglitori della carta trovi i sacchetti dell'immondizia, in quelli del vetro, plastica ecc...meno, ma perchè hanno la bocca più piccola....
    bleah!
    w l'ordine, abbasso l'arroganza
    Sept. 3
    Kalisperawrote:
    Ma, ma, ma...
    Qui c'è una Gatta che è tornata a raccontarci il mondo visto coi suoi occhi!
    Ma, ma, ma...
    CHE EMOZIONEEEEEEEEEE!
    MIAOOOOOOOOOOOOOO!

    Anch'io lavo i cartoni del tetrapak prima di infilarli nel bidoncino della carta (da noi li raccolgono così). Lo faccio anche se non esiste nessuna indicazione specifica....semplicemente perchè mi sembra logico non rischiare di sporcare tutto e non generare cattivi odori, ma spesso quello che la logica suggerisce cozza con la strafottenza.
    Anch'io adorerei l'ordine, l'educazione, la mancanza d'arroganza, o semplicemente il rispetto. Dei commercianti, delle commesse, dei ristoratori...dei vicini di casa.
    Vengo con te...
    Sept. 3
    Lillawrote:
    yuppieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!! welcome back home!!! :))
    da noi è impensabile sperare di riuscire a vietare di buttare la spazzatura tra le 7.30 del mattino e le 22.00 di sera (che nessuno vuol uscire presto la mattina o uscire la sera dopo aver indossato comode pantofole... se non obbligato da altri motivi!!) ... figuriamoci se ci mettiamo a 'lavare' i cartoni di tetrapak prima di buttarli!! tsè ...
    riguardo ai commessi spocchiosi ... non è nemmeno necessario andare in negozi con la puzza sotto al naso ... basta entrare da un marcopolo expert per essere trattati con sufficienza ... negozio nel quale, solitamenrte, la spesa minima è di tre o quattrocento euro per un qualsiasi elettrodomestico!! mah ... altri mondi, altre culture, altre usanze ...
    se solo ogni popolo riuscisse a prendere il meglio dagli altri, vivremmo sicuramente in un mondo migliore e potremmo dire tutti e con successo: 'yes, we can' ... :)
    Aug. 11

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