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8 October Giappone - Conclusionie siamo giunti anche alla fine del viaggio in giappone, al momento di tirare le somme.
come credo di aver accennato qua e là durante il racconto, quaesto paese mi ha colpito più di quanto potessi immaginare, più di quanto mi sarei aspettata. prima di partire non avevo particolare curiosità verso questo mondo, non più di quella che ho verso qualsiasi posto nuovo, esperienza nuova. ma credevo fosse invece un mondo lontanissimo da me.
mi incuriosiva vedere tokyo, che mi immaginavo una specie di folle metropoli alla blade runner, un mondo di luci intermittenti e grattacieli e gente che correva all'impazzata.
mi chiedevo come sarebbe stato dormire in un ryokan e vedere un tempio giapponese e un giardino zen vero, più grande dei 20 centimtri quadrati del mio "da scrivania".
curiosità generiche insomma.
invece, fin dai primi istanti, mi sono trovata in totale sintonia con questo paese, con questo mondo.
la sua stessa atmosfera, anche nel caos di tokyo, aveva qualcosa di armonico e per questo rilassante.
c'è nell'ordine di questo paese un'armonia esterna che - inconsapevolmente - produce un effetto benefico di armonia interiore.
il modo di vestirsi,il modo di rpesentare il cibo, l'architettura degli edifici, la disposizione dei giardini non è casuale, ma studiata per essere in armonia con l'ambiente e per produrne di nuova a sua volta. niente sembra imporsi nel mondo, ma collocarvicisi discretamente, quasi a chiedere permesso ogni volta.
quello che sembra in disarmonia con questa pace, e penso ad esempio alle sale di pachinko, una specie di anticamera fumosa e assordante dell'inferno, è comunque relegato a spazi deputati, nei quali alla fine anche questa disarmonia finisce per essere armonica.
non a caso questi hanno inventato il feng shui.....
certo, so che tutto questo è più facile da godere se non si è giapponesi. probabilmente per loro il senso del dovere, dell'onore, della vergogna è un fardello pesante, ma in generale il giappone mi ha dato l'idea di un luogo nel quale sia facile vivere.
e con facile intendo che sembra una società strutturata per togliere ai suoi membri i fastidi esterni.
ogni volta che ho raccontato dell'ordine giapponese, ho visto risolini, alzate di sopracciglio.
"che noia tutto quest'ordine! molto meglio il nostro casino! tutte queste regole, questa mancanza di libertà"
ma mi sono trovata a riflettere al lato specularmente opposto alla (presunta) libertà (del fare ciò che ci pare senza regole).
ying e yang.
mi sono trovata a pensare che in un mondo nel quale non si esce di casa ogni mattina come una belva feroce che deve difendersi dalle aggressioni, se le cose pratiche non sono un problema, se non ci si deve preoccuapre del mondo che scorre intorno a noi, si può aver tempo per vivere, per se stessi, per riflettere, per creare.
si può dare spazio ala nostra mente, invece di occuparla nella soluzione di problemi sciocchi.
mi sono trovata a pensare che l'ordine sia tutt'altro che noioso, al contrario, che nell'ordine risieda la radice della creatività e del pensiero, proprio perchè l'ordine lascia spazio alla mente.
ho pensato anche che in esso risieda la vera libertà individuale, che affonda le proprie radici nel rispetto (vero) dell'altro, visto non solo come strumento o come limite al una presunta libertà che altro non è che corsa affannosa ad arraffare il più possibile piuttosto che a godere di ciò che si ha.
in qualche modo ne sono sempre stata convinta e in questa sia pur breve esperienza giapponese credo di aver rafforzato le mie convinzioni.
certo, so che la società giapponese non è certo il migliore dei mondi possibili, so che ha le stesse contraddizioni e problemi analoghi a quelli di qualsiasi società del mondo, chi in una direzione chi in un'altra, ma è anche vero che in essa si percepisce un rispetto vero dell'altro, di ciò che è pubblico, un'attenzione prima agli aspetti comuni della vita di relazione piuttosto che al proprio interesse individuale, che cozza sonoramente con l'individualismo e l'egoismo spinti della nostra società.
non sono e non sarò mai giapponese, come non sarò mai sudamericana, indiana, egiziana o di nessuno dei paesi che ho visitato o che vorrei visitare.
ma - e credo che qusto sia il valore di un viaggio inteso come esperienza e che quindi non coinvolga necessariamente terre lontane - spero di poter mettere un po' di questo ordine della mia vita e nel mio modo di stare al mondo.
riflettevo tempo fa sul senso del viaggio, riflettevo sul significato che gli diamo, riflettevo su quell'idea del "cercare se stessi" con la quale si riempiono la bocca tanti viaggiatori, gente armata magari delle migliori intenzioni sulla carta, ma poco disposta a guardare al mondo con occhi sinceri, ripiegata solo e soltanto sul proprio ombelico anche nelle terre più lontane,a nche fra le genti più diverse.
beh, io credo di aver deciso che non voglio viaggiare per cercare o trovare (o ritrovare) me stessa.
dopotutto sono molti anni che so dove sono e che, se mi voglio guardare (dentro e fuori), non ho bisogno di andare lontana.
quello che cerco in un viaggio sono gli altri.
THE END
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