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La Gatta sul tetto che scottal'essenziale è invisibile agli occhi
..scrivere con la luce
state ascoltando
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sul mio comodino insieme alla crema per le mani
una gatta alle prese con gli stupidi umani
Consiglio Musicale del Mese
sono stata in...
2007
..dove voglio andare
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October 01 si chiude una porta....sto cominciando ad averne abbastanza.
si, sto cominciando a non poterne più.
basta.
non ne posso più dei social network, delle comunità virtuali, di un mondo irreale che dovrebbe essere specchio di quello reale e che spero invece sia tutt'altra cosa.
sono stanca dei continui aggiornamenti, dei fatti altrui e miei in onda nella blogosfera.
sono stufa anche della parola blogosfera, di quella altrettando orribile di cybermondo.
insomma, mi sto stancando del mondo virtuale, che promette di avere tutte le risposte e invece non fa altro che toglierti il tempo per farti le domande.
e la cosa ridicola è che questa mia stanchezza la sto scrivendo...su un blog.
insomma, mentre mi scaglio contro questo mondo, il primo pensiero è quello di utilizzarlo per gridare al mondo che mi sono stancata di lui...
curioso...
come pretendete che io non sia confusa di questo atteggiamento decisamente ambivalente?
mi lamento per tutte queste finestre socchiuse sul mio mondo e su quello degli altri, proprio io che le mie le ho spalancate, proprio io che vado a grandi passi verso il mio quarto anno da blogger.
proprio io, che grazie a questo blog ho potuto dar corpo a una delle mie più grandi passioni, la scrittura.
ma ultimamente sono un po' in crisi.
sono in crisi da iper informazione, sono perplessa perchè so che cosa stanno facendo in questo momento non so quante mai persone....ma fino a pochi mesi fa lo ignoravo e vivevo lo stesso.
sono confusa perchè i miei amici più cari sono proprio quelli che sul mio blog non ci vanno mai (o se ci vanno non mi commentano), che non hanno un blog, che magari nemmeno sono su facebook, quelli che mi chiedono "come stai", che mi scrivono o mi telefonano per saperlo, con i quali cerco di organizzare una serata o anche un aperitivo, incastrando le nostre vite confuse e piene di impegni.
o che magari facebook ce l'hanno, ma gli interessa qualcosa di più di me rispetto alla riga del "che cosa stai facendo", con i quali riesco a fare una conversazione, che ascolto e che mi ascoltano.
non sto demonizzando internet (perchè parlarne male è il tabù del XXI secolo...internet e le nuove tecnologie sono solo bene assoluto e supremo. hono soit qui mal y pense! peste mi colga se non ne tesso le lodi incondizionate) e lo so che attraverso i blog e compagnia ho conosciuto persone interessanti, sto solo dicendo che forse sono alla deriva in questo mare di legami, che forse sono rimasta invischiata in queste reti di contatti.
forse sto solo dicendo che ho bisogno di chiudere la porta per un po', accostare le finestre, tirare le tende.
e restare in silenzio.
p.s. e ora vado a scriverlo anche su facebook... September 23 festival della letteratura di viaggiodal 25 al 28 settembre si terrà a roma, nella cornice di villa celimontana, il primo festival della letteratura di viaggio.
quattro giorni, tanti temi tutti intorno al viaggio, dal racconto, all'imamgine, passando per la musica e le immagini del cinema.
insomma, tutti i modi per vivere e raccontare un viaggio.
la giornata di sabato 27, coordinata da marina misiti, ideatrice e blooger di donneconlavaligia sarà dedicata al racconto al femminile, una dimensione quindi particolare di viaggio, una categoria a se stante all'interno delle altre categorie.
come è facile immaginare mi sono spesso interrogata sulla dimensione femminile del viaggio, chiedendomi se ci sia un approccio diverso fra un uomo e una donna nell'affrontare lo stesso viaggio, se ci siano motivazioni e spinte differenti a seconda se si sia uomini e donne.
la risposta politically correct sarebbe no, che il viaggio, come qualunque esperienza umana, è fatto da persone, a prescindere dal loro sesso.
agitando un ditino ammonitore contro chiunque osi afefrmare il contrario.
ma ho già detto molto volte di non essere politically correct, e ho altresì ribadito che ritengo che fra uomini e donne qualche differenza ci sia e, lasciatemelo ripetere, vive la difference!
e per questo penso che anche nel viaggio ci sia una prospettiva diversa a seconda del sesso.
gli uomini, a ben vedere, hanno sempre viaggiato, mentre le donne restavano a casa con i figli.
gli uomini hanno viaggiato per il mondo alla ricerca di nuovi mercati, per vendere o comprare merci, oppure hanno viaggiato per conquistare territori lontani.
le donne no.
quelle che viaggiavano "per conto proprio" erano quelle che venivano date in mogli a suggello di qualche alleanza politica.
il viaggio quindi, la scoperta fine a se stessa di un luogo, è quindi per le donne una conquista relativamente recente.
la molla del viaggio per le donne, e parlo delle pioniere, delle prime avventuriere con i calzoni a sbuffo, le viaggiatrici romantiche del millennio appena finito, era quindi la curiosità, il desiderio di vedere mondi lontani fino ad allora solo letti nei libri nei lunghi pomeriggi d'inverno.
non era ild esiderio di conquistare qualcosa, nè quello di imporsi.
era semplicemente il desiderio di vedere, conoscere, sapere.
lontano da una società che certo non favoriva la sete di conoscenza delle donne, che anzi cercava in qualche modo di soffocarla.
ma la curiosità, si sa, è femmina....e non avrebbero potuto fermarci ancora a lungo.
oggi viaggiare per tutte noiè più facile, ma al tempo stesso più difficile.
facile, perchè abbiamo indipendenza economica, perchè i prezzi per voli intercontinentali non sono più solo roba da ricchi, difficile perchè il mondo per una donna da sola è sempre più pericoloso e ostile, perchè ci sono spesso ostacoli culturali a una donna da sola, e perchè, senza ancora una volta volersi nascondere dietro a parole prive di senso pratico, una donna è sola è - sempre e comunque - un bersaglio fin troppo facile per chi sia armato delle peggiori intenzioni.
per questo ritengo che la dimensione del viaggio sia diversa dal punto di vista di una donna, per questo ritengo che lo stesso posto sia percepito diversamente a seconda che lo viva un uomo o una donna.
da donna e viaggiatrice ho notato spesso di essere io oggetto di maggiore attenzione da parte delle altre donne di paesi e culture lontane, molto di più di quanto non acacdesse fra uomini.
le donne, da che mondo è mondo e a qualsiasi latitudine, si guardano fra di loro, guardano i capelli, i vestiti, sono curiose di sapere i fatti le une delle altre, sentono comunque una solidarietà di fondo che invece nel nostro mondo occidentale si va perdendo.
le donne guardano alle altre donne, con curiosità, con sospetto, ma le osservano.
ci osserviamo per la strada, negli uffici, fra di noi più o meno simili. figuriamoci quando ce ne capita una così diversa da doverla decifrare del tutto!
poi c'è il piano del racconto, di quell'arte tutta femminile di leggere la realtà, di quel desiderio di raccontarla, di dare un corpo ai suoi ricordi tracciandolo su carta, di raccontare e ascoltare storie.
e allora, viaggiatori, ma soprattutti viaggiatrici, se passate per roma, venite a sentire che cosa abbiamo da raccontare...o - magari - a raccontare di voi!
(per l'occasione, con la valigia, ovviamente)
September 18 101 libri da non leggereè uscita recentemente un curiosa guida turistica.
si intitola Can’t be arsed: 101 things not to do before you die («Non farti prendere in giro. 101 cose da non fare prima di morire»), scritta dall'inglese richard wilson, una sorta di elenco di posti che è inutile vedere e dic ose che è inutile fare.
nonostante il mondo, però, dica il contrario.
fra le cose da non vedere ci sono macchu picchu, le piramidi, il taj mahal...luoghi, a parere dell'autore, tutt'altro che belli, magici o quanto meno interessanti.
al contrario sporchi, sovraffolalti, deludenti.
personalmente ho visto tutti e tre questi posti, certamente iperturistici e iperaffollati.
e altrettanto certamente non ne sono rimasta affatto delusa.
macchu picchu è forse uno dei posti più belli che io abbia mai visto. tutto sembra lì, a portata di mano, e invecesi è nel bel mezzo di monti e valli inaccessibili anche con i mezzi moderni, un luogo che, anche da affollato, riesce sempre a regalare angoli di silenzio e solitudine.
le piramidi...beh, è vero che stanno in una piana contornata da casette di fango, ma accidenti, quando si arriva si rimane a bocca aperta come dei pesci lessi.
sono lì, che troneggiano da migliaia di anni, conservando intattoil loro mistero.
ed è vero che sono contornate da pulman di turisti, beduini improvvisati e cammelli da fotografia.
ma volte sapere una cosa?
chissenefrega!
quando io ero lì pensavo solo "accidenti! ma mi rendo conto di dove sono? mi rendo conto che sonodavantiallepiramidi dall'alto delle quali non so quanti secoli di storia mi guardano?"
e anche il taj mahal, che personalmente non mi aspettavo tanto imponente.
era affollato anche quello (giorno di festa anche per gli indiani, periodo delle vacanze di natale per gli europei....dire che era affolalto è dire poco...e la folla indiana non è la nostra folla...)
eppure là davanti, immaginando l'epoca in cui era stato costruito, sentendo al storia romantica della costruzione diq uesto monumento all'amore, non si riesce a rimanere indifferenti.
certo, un libro che dice che i luoghi più visitati della terra sono dei bluff, è un'abile operazione di marketing con tutta probabilità.
ma credo sia anche frutto di una certa mentalità snob che serpeggia fra molte persone che si (auto)definiscono intellettuali colti.
è una certa ennuie de vivre, un atteggiamento sempre sprezzante e scontento, che fa tanto quellochecicapisceechesalecose. e questo atteggiamento si accompagna sempre a scarso entusiasmo e distruzione acritica per quello che si ritiene possa piacere alle masse e di contro esaltazione spassionata e ugualmente acritica per prodotti, luoghi, idee che si definiscono di nicchia, quand'anche magari non lo sono.
insomma, il best seller è sempre "sopravvalutato", mentre il libro noioso e mal scritto con prosa criptica è un capolavoro.
il film di cassetta fa schifo e il polpettone soporifero l'opera di un genio.
e, nell'era del turismo di massa e dei voli low cost, quando ormai viaggiare non è più un lusso, quando non ci si può più vantare di essere stati in capo al mondo, perchè ci può andare anche l'ultimo degli zoticoni che pare uscito da un film di cerlo verdone, la frontiera dello snob è diventata appunto la noia, la mancanza di entusiasmo, il distacco verso tutto.
e l'affermazione che non c'è più niente che ci possa stupire..
sapete che vi dico? se non c'è più niente che riesca a stupirci è perchè abbiamo perso noi la capacità di farlo.
il mondo là fuori, ma anche quello di fianco, è pieno di cose fantastiche, di piccoli miracoli, di grandi capolavori e minuscoli gioielli.
sta a ciascuno di noi andarseli a prendere!
e se una cosa è bella per la stragrande maggioranza delle persone....beh, non vuol dire che sia una cosa da poco...
è semplicemente bella...
quindi, se non avete visto questi posti...ANDATECI! ne vale la pena!!!!
per conto mio, comunque, ho già messo questo libro fra...i 101 libri che non mi interessa leggere, perchè ad annoiarmi faccio sempre in tempo...
September 17 l'abito fa...la stagionequesta mattina mi sono vestita per andare in ufficio.
nulla di strano, se non che ieri ho avuto freddissimo (ero fuori roma per lavoro e tirava un vento...) con la gonna e le calze leggere.
così stamattina, mentre sostavo quelle due o tre ore davanti all'armadio aperto, avevo deciso per un comodo completo nero con i pantaloni e scarpe chiuse.
l'ho tirato fuori dall'armadio, l'ho messo sul letto e sono andata a cercare un sottogiacca.
completo nero, sottogiacca bianco, scarpe nere....praticamente la mia divisa invernale.
ho guardato fuori. il cielo era limpido e blu, l'aria era ancora frizzante anche se c'era il sole.
non ce l'ho fatta.
non potevo vestirmi di nero in una giornata come questa, dopo mesi di vestitini colorati e svolazzanti, dopo mesi di colori chiari e gioielli allegri.
non potevo.
ho scelto un completo, blu, con un sottogiacca rosso scollato all'americana (brrrrr....) e scarpe di vernice rosse aperte in punta.
facevo un po' ridere, sandali...e piumino senza maniche e a un certo momento ho anche pensato "ora torno a casa e mi cambio"...
ma meterologicamente parlando, è ancora estate e, se ho lavato i vestiti di lino e li ho già messi via per l'anno prossimo, non è detto che io debba rinunciare ai colori!
September 11 il treno dei ricordil'estate appena passata ho fatto un viaggio abbastanza lungo in treno, da roma alla puglia, il dieci di agosto.
eurostar prevedibilmente affollatissimo, nemmeno posti in piedi (ehi, ma sull'eurostar non si poteva salire solo con il biglietto? ... sto divagando...).
mi trascinavo un pesantissimo valigione e trascinare è la parola esatta, dato che passava per lo stretto corridoio solo di taglio, ossia, la parte senza le ruote (accidenti agli aeroporti di roma che mi hanno scassato l'altra valigia che aveva le ruote e 360 gradi!...divago di nuovo).
insomma, salgo sul treno, arranco con il mio valigione, lo sistemo in fondo allo scompartimento, sotto quella che diventa ben presto una montagna di altri valigioni (che funge quindi da antifurto, anche se non vedo come potrebbe sfuggire - a me o a chiunque altro - un individuo che si trascina dietro quel peso) e poi mi vado a mettere al mio posto, che scambio con una ragazza dato che io mio è contrario al senso del movimento e, poichè soffro ogni cosa che si muove, il viaggio di oltre quattro ore potebbenrisultare molto...sgradevole per me e per gli altri.
come mio solito mi accampo al mio posto sul treno.
l'ho sempre fatto, anche per tratte brevi. non so che cosa voglia dire, non so per quale motivo io debba far subito mio, a mia immagine e somiglianza, ogni posto nel quale mi trovo a soggiornare anche per brevi periodi.
lo faccio in ufficio, lo faccio persino nelle camere d'albergo! ci provo anche sull'aeroplano, ma lì lo spazio è minore e non riesce così bene.
fatto sta che in treno "faccio casa" e fare casa in treno significa tirar fuori l'iPod, il libro da leggere, quelle due o tre riviste alle quali non ho saputo resistere alla stazione, la bottiglietta dell'acqua, il burro di cacao, il mio inseparabile taccuino e una penna, tutte le cose che mi serviranno durante il viaggio.
faccio casa, poi l'ordine delle cose è normalmente mettersi l'ipod, scegliere la colonna sonora per il viaggio, sfogliare le riviste (difficilmente leggo subito gli articoli. la prima occhiata è solo perlustrativa. se c'è qualcosa che mi interessa ci torno in seguito) per poi passare al libro che inevitabilmente, accompagnato da un brano che si arrampica su per il filo delle cuffie dell'iPod, mi porta qualche riflessione che sento il bisogno di fissare sul taccuino.
se il viaggio è breve (firenze, oppure quando andavo a napoli) queste attività (ricognizione della rivista, lettura di qualche capitolo e scrittura di qualche pensiero) mi accompagnano fino alla stazione di arrivo.
se è più lungo arriva inevitabilmente il momento nel quale, sfogliato, letto e scritto, poso tutto e mi guardo intorno, magari solo con le cuffie alle orecchie.
e osservo i miei compagni di viaggio.
il treno che mi ha portata in puglia era un treno per le vacanze, pieno di gente che scappava dalla città, dai doveri, dal lavoro, per correre a riposarsi.
e, la maggior parte dei miei compagni di viaggio, erano coppie o gruppetti di amiche che andavano in vacanza insieme.
a un certo punto mi sono ritrovata a osservarle con un po' di nostalgia.
sono belli i viaggi con le amiche, quei momenti nei quali si ride di niente, si parla e sparla di qualche altra amica, ci si illude a vicenda che lui chiamerà/tornerà/si accorgerà di noi, o ci si scambiano lamentele sui reciproci fidanzati.
poi si cresce, ci si fidanza, ci si sposa, si hanno i figli.
le cose cambiano, si perde quel cameratismo fra ragazze quando si diventa più donne, quando si cresce e prima di ogni altra cosa arrivano i doveri, quando per poter avere tempo per se si devono prima fare così tante cose che, se mai quel tempo saltasse fuori, ci saremmo dimenticate che cosa farne.
e io guardavo quelle ragazze in viaggio verso le vacanze e mi ricordavo di me con le mie amiche, quando non serviva un viaggio, ma bastava una domenica al mare perchè la giornata si trasformasse in un'avventura indimenticabile, fra appuntamenti senza cellulare e viaggi in metropolitana.
quando anche la metropolitana per l'università era un'avventura divertente e non lo spostamento fra due punti.
e ho subito mandato un messaggio alla mia amica R. che ora ha ben altre cose per la testa.
"guarisci in fretta, perchè dobbiamo farci un viaggio come quello di trieste!"
la meta? ne abbiamo in mente qualcuna, ora ci dobbiamo documentare...qualche idea già c'è.....
lei deve rimettersi in forze per bene, perchè, se si illude che le porterò la valigia, si sbaglia di grosso!
August 25 L'olio di vincenzonessuna cronaca in ennemila infinite puntate alla beautiful quest'anno.
nessun racconto da terre lontane, nessun aneddoto di usanze curiose, incontri animali, differenze culturali...
alt...forse non è esatto...
è vero, quest'anno il viaggio è stato decisamente vicino rispetto agli anni passati
stessa latitudine, stessa longitudine, stesso continente, stesso paese...
ma non è proprio vero che le usanze e i costumi fossero proprio le stesse...
come credo ormai tutti sappiate, abbiamo comprato un trullo.
amore a prima vista un paio di mesi fa, breve trattativa e finalmente, a fine luglio, le formalità burocratico-amministrative si sono concluse e i lavori di (leggera) ristrutturazione sono cominciati e finiti a tempo record.
tempo che ci ha permesso l'ingresso e il pernottamento già dal 16 agosto...
con l'ingresso fra le spesse mura del trullo siamo entrati anche in una nuova e diversa dimensione e in un mondo antico per noi nuovissimo.
la strada alla fine della quale si trova il nostro trullo è privata e le famiglie che la abitano sono tutte in qualche modo imparentate fra di loro.
il nostro arrivo quindi, completamente estranei al nucleo familiare, era comunque destabilizzante per la società locale.
la signora anna, la precedente proprietaria, era nata in quel trullo e come lei anche suo fratello vincenzo, che ora trascoore l'estate nella casa di fronte.
lei ormai non abitava più il trullo da anni. troppo scomodo, troppo lontano dal paese per una persona anziana, e ha così deciso di trasferirsi più in centro e di vendere il trullo che suo padre, piangendo, le aveva lasciato, nonostante il parere contrario del fratello e le deboli proteste di qualche pronipote.
lei lì è nata e cresciuta, lì ha cresciuto le sue figlie.
"ottantun'anni e tre giorni ho abitato qui" mi ripete più volte con gli occhi lucidi mentre chiede permesso per entrare in quella che era la sua casa e che ora è la nostra per regalarmi tre bottiglie di salsa di pomodoro appena fatta.
si guarda intorno.
non abbiamo cambiato molto all'interno.
solo il colore delle porte, da beige a celeste, e la destinanzione di una stanza, da camera da letto a soggiorno.
a noi sembra di aver lasciato tutto praticamente com'era, solo adattato al nostro gusto.
e lo stesso ci dicono gli altri "cittadini" come noi, che si soffermano su mobili e soprammobili, che insistono sullo "stile" da rispettare e su un non meglio identificato rustico come leit motiv da seguire.
ma per lei "è tutto cambiato...è tutto cambiato".
vedere le nostre cose nella sua casa le fa capire che quella non è più la sua casa.
la figlia, più giovane, osserva che, sebbene abbiamo fatto pochi cambiamenti, tutto sembra così diverso.
lei ha una mentalità diversa, riesce a vedere la vecchia casa dei genitori e della sua infanzia dietro ai nostri cambiamenti.
ma è vero.
è tutto diverso.
perchè è diverso il nostro sentimento verso quella casa rispetto a quello della signora anna.
è vero che noi a quel trullo vogliamo già molto bene, che lo stiamo curando, che stiamo scegliendo cose carine per lui.
ma è anche vero che quel trullo sta lì dal 1904 e ha vissuto e vivrà molto più di noi e ha visto e sentito storie che noi non conosciamo. ha una sua anima insomma.
i vicini dunque ci guardano con curiosità, chiedendosi che cosa faremo mai di quelle mura di pietra, quanto le rivoluzioneremo, quanto ci staremo davvero.
è una curiosità mista a innegabile sospetto.
è buffo come i vicini non si siano scandalizzati della nostra scelta degli infissi azzurro grecia e del bianco come colore dominante, quanto invece abbiano fatto gli altri possessori di trulli, cittadini al pari di noi.
chi quel trullo lo conosce vecchio, ha guardato le mura.
non la scelta dei colori, come chi ha sollevato un sopracciglio perplesso di fronte a colori che non rispecchierebbero la tradizione.
"questo era il mio letto quando sono rimasta vedova. sta ancora bene..." ha puntualizzato la signora anna, forse contenta di ritrovarlo ancora lì, di vedere che almeno una delle stanze era rimasta tale e quale, spiegandomi poi, cercando di parlare il più possibile in italiano, il segreto delle pareti a calce che impediscono all'umidità di impossessarsi del trullo e del suo contenuto.
antonio le parlava del colore diverso, ma a lei non importava nulla del colore, che forse era anche normale.
suo fratello vincenzo ha l'età di mio padre, un anno di meno per la precisione, e sta completando l'asfalto nella strada.
lui vive lì solo l'estate insieme alla moglie, la domenica alle sei si vestono eleganti per andare a messa. durante l'inverno vivono in paese e lui viene lì per curare la campagna.
ha viti e ulivi e probabilmente si prenderà cura anche dei nostri alberi di ulivo. poco più di una decina di piante dalla quali potrebbe saltare fuori - ci dice - un quintale di olive e qualche litro d'olio.
per noi poco più di uno sfizio, di qualcosa da offrire agli amici con quel pizzico di soddisfazione "questo è il nostro olio..."
vincenzo ci ha regalato alcuni capperi che lui coltiva (e che chiama "chiapperi") e una bottiglia dell'olio che ha fatto l'anno passato.
olio scuro, opaco, profumatissimo.
forse è un buon segno, il segno che ci stanno accettando nella loro piccola comunità familiare.
August 04 gatti sornioni e leoni rampantitempo fa su un quotidiano online era uscito un test di orientamento per i futuri neo diplomati.
una serie di domande alle quali rispondere per capire un po' in che direzione andare nella scelta dell'università.
ho voluto farlo per gioco, nonostante dal mio diploma siano passati alcuni anni, una laurea, un master e alcuni anni di lavoro...
ma chissà, forse avrei potuto scoprire qualcosa di me.
avrei potuto vedere che cosa avevano operato in me questi anni di esperienze di studio, di vita e di lavoro.
e ho fatto una scoperta interessante.
il mio profilo è infatti (vietato ridere)...il gatto sornione!
quindi sarei molto soddisfatta dalla possibilità di essere autonoma e indipendente, dalla flessibilità dell’orario di lavoro, dalla possibilità di disporre di tempo libero, dal coinvolgimento nelle decisioni aziendali, dal luogo di lavoro e dal rapporto con i colleghi, mentre, da brava gatta, me ne infischio del prestigio che il lavoro può offrire, della possibilità di fare carriera e di avere un guadagno elevato.
questo mio atteggiamento mi rende molto lontana dal leone rampante, che invece dà importanza all'opposto...
e qui viene il bello, perchè il gatto sornione si trova a proprio agio nell’area di studio legata all’architettura, alla psicologia oppure al settore geo-biologico, politico-sociale od agrario.
Dopo la laurea, è più probabile che trovi lavoro nei servizi sociali e personali, nelle consulenze, nel commercio, nei servizi alle imprese, ma anche nell’edilizia, nei servizi ricreativi, culturali e sportivi oppure nell’informatica.
ed è il settore privato ad accogliere con maggiore probabilità i gatti sornioni che verosimilmente, dopo 5 anni dalla laurea, avranno un guadagno mensile più basso della media.
io ho studiato legge e lavoro nell'alta tecnologia...mi verrebbe da pensare che ho sbagliato tutto.
ma magari alcuni anni fa, quando mi sono iscritta io all'università i tempi erano diversi, il mercato del lavoro era diverso.
solo una cosa è rimasta invariata nei decenni.
io gatta sorniona ero nel 1990 e gatta sorniona sono adesso, che è cambiato il secolo e il millennio...
miao
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